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MOZIONE GENERALE

L’ assemblea dell’ Associazione radicale “Diritti alla Follia”, riunita in modalità telematica, sulla piattaforma “Zoom”, Sabato 24 Ottobre 2020 per il III Congresso:
-udita le relazioni del segretario e del tesoriere, le approva;

– registra la perdurante “emergenza” della sistematica lesione dei diritti fondamentali della persona nell’ ambito dell’ applicazione delle procedure di TSO (rispetto alle quali anche le insufficienti garanzie della legge 1978/833 vengono ordinariamente calpestate, come clamorosi casi di cronaca hanno evidenziato anche nel 2020), nell’ ambito degli istituti della tutela, della curatela e dell’ amministrazione di sostegno (“figura”, quest’ ultimo, protagonista di un’ enorme e preoccupante espansione “quantitativa”, accompagnata da una sempre maggiore ed indebita “latitudine” – grazie ai decreti dei giudici tutelari – dei poteri dell’ amministratore sul beneficiario sul piano personale, patrimoniale e sanitario: fino alla sostituzione nella prestazione del consenso alle cure), nell’ ambito della disciplina delle misure di sicurezza per i non imputabili, o parzialmente imputabili, (per i quali si ripete il “calvario” della durata indefinita della libertà vigilata, e l’ intreccio tra magistratura di sorveglianza e psichiatria forense attorno all’ inadeguato concetto di “pericolosità sociale”);

-denuncia, a fronte di tale drammatica situazione, la totale assenza – nel dibattito pubblico concernente le urgenze connesse alla cosiddetta “salute mentale” – di ogni approccio inteso alla salvaguardia ed al rafforzamento dei diritti e delle garanzie per coloro i quali – in quanto “responsabili” di cosiddetto “disagio psichico” – si trovano a subire restrizioni di libertà. Emblematiche, in questo senso, sono state le celebrazioni della “giornata mondiale della salute mentale”, Sabato 10 Ottobre: né il Presidente della Repubblica Mattarella, intervenuto sul tema, né il Ministero della Salute, né la psichiatria organizzata, né le associazioni dei “familiari” sono andati oltre le parole di circostanza sull’ invito alla “solidarietà” verso i “malati” e – soprattutto – la richiesta o la promessa di maggiori risorse finanziarie per gli “operatori della salute mentale”;

– saluta, per converso, la diversa prospettiva in cui si pongono :
1) sul piano internazionale il Comitato ONU per i diritti delle persone con disabilità, che nel 2016, nelle “Osservazioni conclusive al primo rapporto sull’ Italia” (clandestine) ha raccomandato di abrogare tutte le leggi che permettono sia ai tutori che agli amministratori di sostegno di sostituirsi ai soggetti interessati nel prendere le decisioni, e di emanare ed attuare provvedimenti per il sostegno al processo decisionale autonomo degli individui, formando nel contempo a tale “rispetto” ed a tale “consapevolezza” i professionisti che operano nel sistema giudiziario, sanitario e sociale;
2) sul piano europeo il Comitato per Prevenzione della Tortura (con il quale “Diritti alla Follia” ha stabilito contatti segnati ad un reciproco impegno alla collaborazione) che in ripetute raccomandazioni (clandestine) all’ Italia in occasione delle visite periodiche anche nelle strutture coercitive sanitarie – da ultimo nel 2016 – denuncia l’ inadeguatezza del attuale disciplina concernente il trattamento sanitario obbligatorio e la necessità (tra l’ altro) di garantire un effettivo contraddittorio al soggetto coinvolto, all’ interno di una udienza che consenta il contatto diretto tra il giudice tutelare ed il “paziente”;
3) sul piano nazionale il Garante nazionale dei diritti delle persone provate della libertà personale, che ha cominciato ad approfondire la propria attività di monitoraggio verso servizi Psichiatrici di diagnosi e Cura e comunità terapeutiche, scontrandosi (come il rapporto sulla visita regionale in Sardegna pubblicato il 16 aprile 2020 evidenzia) con vecchie “insofferenze” all’ ingerenza di chicchessia nell’ esercizio del “potere assoluto” da parte dei medici sul “paziente psichiatrico” in reparto, e con la stessa ignoranza della funzione istituzionale dell’ ufficio del garante;

Di fronte a tutto ciò, consapevole di rappresentare – con poche altre realtà associazionistiche – un’ alternativa “Radicale” alle attuali politiche e priorità pubbliche sui temi descritti (e della responsabilità che da questo deriva), l’ Assemblea generale dell’ associazione “Diritti alla Follia” dà mandato agli organi dirigenti:
-di proseguire nella collaborazione con altre realtà associative, anche estere, impegnate su temi di interesse dell’ associazione, a partire dal “Comitato Legittima Difesa”, autore di una proposta organica di riforma del TSO che deve essere posto all’ attenzione del potere legislativo;
– di proseguire nella campagna di informazione e denuncia “Se la tutela diventa ragnatela”, relativa alle criticità e agli abusi dell’ istituto dell’ amministrazione di sostegno, completando l’ elaborazione di un progetto di riforma dell’ istituto che lo renda rispettoso della dignità della persona che vi è coinvolta in qualità di “beneficiario”;
– di continuare nell’ attività di dialogo, segnalazione e denuncia di casi concreti ai diversi Garanti – nazionale, regionali e locali – al fine di responsabilizzarli circa il compiuto esercizio della funzione loro assegnata;
– di continuare ed approfondire il dialogo stabilito con il Comitato per la Prevenzione della Tortura nell’ ambito del Consiglio d’ Europa, per rendersene interlocutori a proposito delle attività del Comitato sulla coercizione psichiatrica, per segnalare allo stesso situazioni meritevoli di intervento, e di cercare il contatto con altre istituzioni internazionali investite di ruoli di monitoraggio e salvaguardia dei diritti fondamentali della persona nell’ ambito dei temi di interesse dell’ associazione

La quota associativa, anche per l’ anno 2021, è fissata in € 20,00 (euro venti,00)

Cristina Paderi, Segretaria
Michele Capano, Tesoriere

Iscrizione

 

Care amiche e cari amici,

Diritti alla Follia celebrerà on line il suo terzo congresso nell’ intera giornata di sabato 24 ottobre 2020.

Abbiamo scelto di dedicare la mattina (9.00 – 13.30), oltre che agli adempimenti congressuali, alla disamina dell’ “attualità” degli impegni oggetto dell’attività dell’ associazione: la riforma del TSO, delle misure di sicurezza per i non imputabili, degli istituti limitativi della capacità di agire per ragioni connesse al cosiddetto “disagio psichico” .

Il dibattito sarà animato da contributi di giuristi, psichiatri e operatori, da testimonianze e da militanti dell’impegno per i diritti di quanti –  in quanto destinatari di diagnosi psichiatrica –  subiscono le conseguenze di tale etichettamento sul piano della libertà personale.

Il pomeriggio (dalle ore 15.00 alle ore 19.30) sarà dedicato ad un approfondimento dell’istituto dell’amministrazione di sostegno, oggetto di una specifica “Campagna” lanciata dall’associazione in una prospettiva di profonda riforma dell’assetto normativo oggi in essere.

Nata con il dichiarato intento di sostituire l’istituto dell’ interdizione, per garantire al “beneficiario” (più dolcemente definito tale) minori limitazioni alle facoltà di compiere scelte personali in modo autonomo, l’ “amministrazione di sostegno” – a quasi quindici anni dalla legge del 2006 che l’ha istituita – si è rivelata da tempo strumento di vessazione degli “psichiatrizzati”, spesso privati definitivamente della possibilità  di interloquire sulle proprie cure, sulle proprie condizioni di vita, sul proprio destino, sulla base di decreti del Giudice tutelare che aggirano le pur labili e minimi garanzie riconosciute in materia di trattamento sanitario obbligatorio, di fatto come, per numeri più contenuti, accadeva già e continua ad accadere attraverso gli istituti della tutela degli interdetti e della curatela degli inabilitati.

Va formandosi, intanto, un “esercito” di amministratori di sostegno professionali, spesso legati da rapporti impropri con i Giudici tutelari che li nominano e di cui sono “fiduciari”, già organizzati in associazioni di categoria, impegnati a moltiplicare i loro “utenti” (dai quali sono spesso obbligatoriamente retribuiti) e ad esercitare diritti di vita e di morte sugli stessi.

Dobbiamo essere consapevoli del fatto che il tema dei diritti dei “pazienti” (cioè di coloro che sopportano pazientemente da decenni la violazione dei propri diritti umani)  è totalmente assente dal dibattito ufficiale in tema di salute mentale. Le recenti celebrazioni dei 40 anni dalla legge (cosiddetta) Basaglia, come gli eventi dei giorni per la “giornata internazionale della salute mentale” hanno costituito l’ occasione per l’autocelebrazione del “modello italiano”, per le consuete affettuose “pacche  sulle spalle” ai “pazienti”, per l’eterno battere cassa degli operatori sanitari (medici ed infermieri) che chiedono più soldi e più personale per “curare” meglio, per l’ennesima esibizione degli spettacolini teatrali e dei soprammobili di ceramica frutto dei laboratori della salute mentale, nei quali i “pazzi” – spogliati di dignità, volontà e diritti – divengono materiale utile all’ industria del sociale, garantendo la crescita di buone coscienze a buon mercato e di qualche posto di lavoro nell’ associazione o nella cooperativa vicine e gradite alla psichiatria pubblica.

In questa presa d’atto c’è il senso della Radicalità (nel senso della tradizione Radicale che incarna e dell’inconciliabilità della prospettiva che assume a fronte delle altre che sono in campo) dell’alternativa di cui “Diritti alla Follia”, insieme a pochi compagni di viaggio, è portatrice.

Al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al quale in occasione della giornata internazionale della salute mentale hanno messo in bocca lo stanco “non lasciateli soli”, rispondiamo “lasciateli soli”. Dell’ aiuto di questo TSO come di questa amministrazione di sostegno i “pazienti” fanno e faranno volentieri a meno. Andrea Soldi avrebbe avuto bisogno di essere “lasciato solo” sulla panchina del parco torinese dove era seduto, invece che ucciso nell’esecuzione di un Tso; Franco Mastrogiovanni avrebbe avuto bisogno di essere “lasciato solo” sulla spiaggia cilentana che frequentava giornalmente invece che essere prelevato con la forza per essere ucciso in un letto d’ospedale dopo quattro giorni di contenzione ininterrotta; Elena Casetto avrebbe avuto bisogno di essere “lasciata sola” invece di morire bruciata viva in un ospedale di Bergamo dove nella concitazione dell’incendio divampato non c’è stato tempo di scioglierla dalle fasce con cui era legata.

Ma cosa ne sa Il Presidente della Repubblica, poverino, di tutto questo?

Cosa ne sanno i cittadini che il “modello italiano” di Tso è destinatario da sedici anni di reprimende da parte del Comitato di Prevenzione della Tortura (CPT) del Consiglio d’Europa, senza che nessuna istituzione italiana si sia presa neanche la briga di tradurre quelle raccomandazioni che devono restare clandestine?

“Diritti alla Follia”, a tre anni dalla sua vita statutaria, è chiamata allora ad un salto di qualità, ad una crescita e ad un’efficacia di azione adeguata all’enorme responsabilità che già ha assunto: il rappresentare la speranza più concreta per decine di migliaia di persone imbottite, oltre che di farmaci non  desiderati, di “piani terapeutici”, sceneggiature teatrali e “lavoretti” di varia natura, e private  della possibilità di esprimersi, di camminare al sole o sotto la pioggia, di amare, di manifestare se stessi, di vivere.

Dobbiamo essere capaci di introdurre nell’agenda politica del paese i progetti di riforma di cui siamo portatori ed imporli all’attenzione delle aule parlamentari; dobbiamo essere capaci di raccogliere le energie umane e finanziarie necessarie a questo scopo (magari grazie a “pazienti” che “pazientino” di meno e trovino la voglia di impegnarsi per l’affermazione dei propri e altrui diritti); dobbiamo entrare con la forza della fantasia e delle nostre buone ragioni nel circuito informativo relativo ai temi della salute mentale.

Per questo ti chiediamo aiuto, ti chiediamo di iscriverti, di partecipare al Congresso animandone il dibattito, di stare al nostro fianco nel cammino di libertà in cui siamo impegnati.

La modalità telematica (piattaforma “zoom”) con la quale celebreremo il Congresso ci impone di preorganizzare le presenze:

  • per partecipare al Congresso in qualità di iscritto, contribuendo all’elezione delle cariche ed alla votazione dei documenti congressuali, ti chiediamo di perfezionare il versamento entro il 24 ottobre;
  • per partecipare al Congresso (a parte coloro che sono già stati inseriti in scaletta), avendovi la possibilità di intervenire per 5 minuti nella fase di “dibattito generale” sia la mattina che il pomeriggio, chiedici di inviarti il link per il collegamento, scrivendo a dirittiallafollia@gmail.com

 

Se desideri iscriverti o rinnovare la quota puoi effettuare il pagamento della quota associativa tramite Paypal o Carta di Credito

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LA SEGRETARIA,

Cristina Paderi

IL TESORIERE,

Michele Capano

Regolamento Assemblea Generale dei Soci