Proposte

Nel 2016 il Comitato ONU per i diritti delle persone con disabilità ha pubblicato le “Osservazioni Conclusive al primo rapporto dell’Italia” 1.

Nella sua relazione il Comitato raccomanda di abrogare tutte le leggi che permettono sia ai tutori che agli amministratori di sostegno di sostituirsi ai soggetti interessati nel prendere le decisioni, e di emanare e attuare provvedimenti per il sostegno al processo decisionale, compresa la formazione dei professionisti che operano nel sistema giudiziario, sanitario e sociale. Consci del fatto che ci vorrà del tempo per poter realizzare tutto questo, è su questa linea che intendiamo procedere. Tra le righe delle norme già esistenti in Italia e in quelle  internazionali, stiamo delineando un modello di sostegno rispettoso della persona. Come primo passo abbiamo  elaborato una serie di proposte concrete volte ad una  riflessione critica ed a un confronto sull’attuale normativa relativa all’istituto dell’amministrazione di sostegno. Abbiamo inoltre  individuato nell’Ombudsman Personale (OP) svedese una figura perfettamente in linea con la CRPD (Convention for the rights of people with disabilities) ed è su questo modello che intendiamo focalizzare i nostri approfondimenti e proposte (la descrizione dettagliata la trovate nel  documento dedicato).

http://www.anffas.net/dld/files/comitato-onu-osservazioni-conclusive-settembre-2016.pdf

 

Suggerimenti & Proposte

 

  • Eliminazione di ogni riferimento legislativo all’interdizione e all’inabilitazione dalla normativa relativa all’amministrazione di sostegno ;
  • Sostituzione del termine “amministratore di sostegno” con “supporter personale”(sul modello svedese dell’ Ombudsman Personale OP) ;
  • Sostituzione della dicitura “menomazione psichica”, con altro concetto che implichi necessariamente una valutazione certificabile oggettivamente;
  • Sostituzione del concetto di “miglior interesse” con quello di “miglior interpretazione della volontà dell’amministrato”;
  • Attivare il procedimento innanzitutto dietro richiesta diretta del soggetto interessato tenendo conto della sua volontà : uno dei presupposti per l’applicazione dell’amministrazione personale dovrebbe essere l’assenza di una manifesta opposizione dell’amministrando;
  • Limitazione delle procedure per la nomina dell’amministratore “provvisorio” ai veri e propri casi “urgenti” documentati, previa informazione chiara e dettagliata al futuro amministrato e familiari sul provvedimento che si andrà ad attivare;
  • Tenere conto delle salvaguardie previste dall’12 della “Convenzione per i diritti delle Persone con Disabilità” (CRPD) sulla capacità giuridica delle persone con disabilità, sulle quali proporzionare il livello di sostegno da parte dell’amministratore;
  • Il decreto di nomina dell’amministratore contenga in modo chiaro tutte le informazioni elencate all’art. 405 della Legge 6/ 2004. Di questo decreto si producano copie in numero sufficiente, nelle mani dell’amministrato e di un congruo numero di familiari da lui autorizzati, con conferma di avvenuta presa d’atto all’ufficio dello stato civile e successiva annotazione, accanto al nome dell’amministrato, di chi è in possesso delle copie del decreto. Lo stesso avvenga ogni volta che ci siano modifiche al decreto.
  • Durante tutte le fasi del procedimento, l’interessato sia assistito da un difensore di fiducia o d’ufficio. Conseguentemente, che non si possa pronunziare la nomina dell’amministratore senza che si sia proceduto (da parte del Giudice ) all’esame dell’amministrando in presenza dell’avvocato difensore (anche recandosi, ove occorra, nel luogo ove l’amministrando si trova);
  • Il Giudice può in questo esame farsi assistere da consulenti tecnici ai quali il difensore può contrapporre consulenti di parte. Può anche d’ufficio disporre i mezzi istruttori utili ai fini del giudizio, interrogare i parenti prossimi dell’amministrando e assumere le necessarie informazioni;
  • Il Giudice può, quando ricorrano gravi motivi, in ogni tempo, modificare o integrare le decisioni assunte con la sentenza di nomina dell’amministratore, ma si dovrà prevedere che l’amministrato venga informato e coinvolto personalmente in tutte le fasi successive all’attivazione dell’amministrazione  (per es. in caso di istanza di sostituzione, revoca o altro);
  • Formazione dei familiari di persone con limitazioni dell’autonomia decisionale sugli strumenti atti a sostenere il loro impegno a favore dell’amministrato ;
  • Informare gli amministrati e familiari sulle modalità e procedure di presentazione di istanza di sostituzione o revoca dell’amministratore e di reclamo alla corte d’appello contro il decreto del Giudice
  • L’amministratore, anche quando trattasi di un familiare, deve tempestivamente informare l’amministrato, in maniera documentabile, circa gli atti ordinari e non ordinari da compiere, nonchè il Giudice in caso di dissenso con l’amministrato stesso;
  • Nel caso in cui l’amministrato abbia redatto e depositato le proprie “Disposizioni anticipate di trattamento” (D.A.T.)   se ne dovrà chiaramente tener conto.

In assenza di D.A.T., in via generale, la decisione sul “se” e “come” curarsi spetta all’amministrato. Accade spesso che nel decreto di nomina siano stati conferiti all’amministratore compiti e prerogative inerenti alle decisioni in materia sanitaria, che spaziano dall’assistenza necessaria sino alla rappresentanza esclusiva, a seconda dell’ estensione dei suoi poteri. In questi casi, secondo la Legge n.219 del 2017, art.3 comma 4 (Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento) «il consenso informato è espresso o rifiutato anche dall’amministratore di sostegno o solo da quest’ultimo, tenendo conto della volontà del beneficiario, in relazione al suo grado di capacità di intendere e di volere» .

Si raccomanda quindi che, nei decreti in cui si conferiscono così “ampi poteri” all’amministratore, vi sia l’indicazione esplicita che il suo compito sia quello di sostenere le decisioni e le scelte dell’amministrato e non di sostituirsi a lui/lei. In via generale, costituiranno eccezione solo ed esclusivamente le situazioni in cui sia del tutto impossibile,  da parte dell’amministrato, poter manifestare ed  esprimere la propria volontà. Tale impossibilità dovrà obbligatoriamente essere dimostrata attraverso  esami clinici e/o diagnostici oggettivi ( per es. in  soggetti affetti da morbo di Alzheimer , demenza senile in stadio avanzato, ictus, coma, ecc.), allorchè si sia invano effettuato ogni tentativo di comunicazione, anche in ambito di comunicazione aumentativa-alternativa.

  •  In ipotesi di trattamento sanitario obbligatorio (T.S.O.), l’amministratore non può in nessun caso richiedere, in nome e per conto dell’amministrato, il ricovero in regime volontario, né la protrazione dello stesso presso la stessa struttura ovvero altra extra-ospedaliera, prestando all’uopo il proprio consenso.
  • I responsabili a livello dirigenziale dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura e assistenza a della persona, hanno la facoltà di proporre l’attivazione dell’amministrazione di sostegno ma non l’obbligo o dovere;
  • Gli operatori dei servizi pubblici o privati che hanno in cura o in carico l’amministrato, non possono ricoprire le funzioni di amministratore e neppure persone a loro collegate da interessi comuni, o da loro indicate ;
  • Limitazione ad un massimo di due del numero degli amministrati per un singolo amministratore;
  • Il Tribunale si doti di strutture, procedimenti agili e personale sufficienti al controllo e verifica effettiva di tutti gli atti di protezione emanati ;
  • Monitoraggio dell’operato dell’amministratore in merito all’esecuzione della miglior interpretazione della volontà dell’assistito da parte del Giudice in collaborazione con le organizzazioni del 3° settore impegnate nella difesa dei diritti degli amministrati;
  • Pubblicazione da parte di tutti i tribunali di dati analitici sulle amministrazioni (numero degli amministratori, suddividendoli tra familiari e professionisti, tipologia dei professionisti), in modo da permettere un monitoraggio da parte di Uffici già esistenti, coinvolgendo le varie associazioni impegnate nel campo della tutela dei diritti e tenendo sotto osservazione il fenomeno che riguarda migliaia di persone;
  • Formazione degli amministratori sugli strumenti atti a sostenere il loro impegno a svolgere tale funzione con la minore limitazione possibile della capacità di agire dell’amministrato e nel rispetto della sua facoltà di compiere gli atti necessari a soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana, bisogni, richieste e aspirazioni, anche per gli assistiti con capacità di comunicazione ridotte o assenti (comunicazione aumentativa-alternativa);
  • Percorso formativo per i soggetti del 3° settore impegnati nella difesa e nella rappresentanza di persone prive in tutto o in parte di autonomia;
  • Istituzione di elenchi (anche in raccordo con gli uffici dei Giudici Tutelari) ai quali possano iscriversi le persone disponibili ad assumere l’incarico di amministratore, da cui selezionarli esclusivamente in mancanza dei soggetti previsti dalla legge (art. 408, Legge 6/ 2004);
  • Presentazione di più rendiconti al Giudice durante l’anno (ogni tre mesi) e dotazione ad ogni tribunale di personale che sia di supporto ai giudici stessi (la mole di lavoro è enorme);
  • Formulazione di un tabellario/tariffario nazionale indicante le commissioni, di routine e straordinarie, proprie all’ufficio di amministratore, tariffario grazie al quale l’amministratore rendiconterà ogni trimestre, insieme al suo operato e all’andamento del rapporto con l’amministrato, l’ammontare del rimborso spese. Il rimborso non derivi dal patrimonio dell’amministrato e/o dei suoi familiari ma dalle Casse Pubbliche.

 

            Destinatari delle  proposte :

  • Membri della Commissione Giustizia di Camera e Senato
  • Ministero della Giustizia
  • Presidente della Repubblica
  • Gruppi parlamentari
  • Gruppi dei Consigli Regionali
  • Consiglio Superiore della Magistratura