Campagna Amministrazione di Sostegno

L’ASSOCIAZIONE “DIRITTI ALLA FOLLIA”
lancia la campagna di informazione e denuncia

AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO :
“SE LA TUTELA DIVENTA RAGNATELA”

Introduzione

A 16 anni dalla sua introduzione nel Codice Civile, la Legge 6/2004  istitutiva della figura dell’Amministratore di Sostegno, che veniva presentata come una forma di tutela giuridica più blanda ed elastica rispetto all’interdizione e all’inabilitazione, è diventata, in moltissimi casi, uno strumento attraverso il quale è possibile limitare fortemente la libertà e violare i diritti dei diretti interessati (cosiddetti “beneficiari“).

È infatti emerso nel corso degli anni, sia dagli organi di stampa che dalle testimonianze degli amministrati o dei loro familiari, un forte malcontento sull’operato di un numero sempre crescente di amministratori di sostegno.

Capita raramente che la cronaca dia conto di vicende connesse all’istituto giuridico dell’amministrazione di sostegno. Quando accade è perché purtroppo si sono verificati casi di mala gestione o comunque illeciti legati al patrimonio dell’amministrato.

Purtroppo però non si tratta solo di questo: forse in tanti non sanno che, nonostante la legge non preveda che l’amministratore si sostituisca totalmente al “beneficiario”, questa è la tendenza che si è venuta ad instaurare. Spesso è  l’amministratore ad interfacciarsi con i servizi sanitari e/o prestare al posto dell’amministrato il consenso informato alle cure e ad effettuare le scelte al suo  posto.

Si assiste così, del tutto inconsapevoli, impreparati, non debitamente informati e/o ascoltati, all’emanazione, da parte dei Giudici Tutelari, di decreti che conferiscono “ampi poteri” agli amministratori di sostegno, spesso estranei alla famiglia, in cui si prevede, oltre alla gestione del patrimonio, anche il consenso informato ai trattamenti sanitari, ai ricoveri, agli esami diagnostici etc., spesso in presenza di soggetti assolutamente capaci di esprimere un giudizio, parere, consenso o dissenso.

L’utilizzo concreto dello strumento gestionale dell’istituto dell’amministrazione di sostegno si esprime spesso sotto forma di mera costrizione della persona sottoposta a tutela, sovente senza possibilità di replica dato che, quasi sempre, i Giudici Tutelari si interfacciano esclusivamente con gli amministratori, i sanitari e i servizi sociali, escludendo anche i familiari quando definiti “non collaboranti”.

Per quanto concerne i diritti dei soggetti con disabilità, la Convenzione ONU (ratificata dall’Italia attraverso la promulgazione della legge 18/2009), all’art. 12 riconosce loro piena capacità giuridica, ne sancisce “pari riconoscimento davanti alla legge” e stabilisce che il supporto al processo decisionale venga effettuato nel rispetto della loro volontà e delle loro preferenze.

 

Criticità

La legge sull’amministrazione di sostegno così com’è in molti casi funziona benissimo. Purtroppo però contiene delle trappole logico-giuridiche che consentono anche di utilizzarla come strumento di interdizione impropria su qualsiasi soggetto debole. Essa estende infatti smisuratamente le categorie di persone sottoponibili al provvedimento, perché stabilisce che il Giudice Tutelare possa sottoporre ad amministrazione di sostegno, su richiesta o segnalazione, la persona afflitta da una “infermità o menomazione fisica o psichica” che la renda “anche solo parzialmente e temporaneamente” impossibilitata a provvedere ai suoi interessi.

La legge non offre  la minima certezza giuridica sulla tipologia ed il grado dell’infermità e dell’incapacità necessarie e sufficienti a limitare le libertà della persona (perché di questo si tratta), sottoponendo  la vita di un qualsiasi soggetto fragile, ed i suoi beni,  ad un amministratore di sostegno, che molto spesso  si sostituirà alla volontà del soggetto, negandone  così il diritto costituzionale ad autodeterminarsi nel rispetto delle leggi vigenti.

Si rileva una certa ambiguità nella Legge n. 6/2004 laddove il Giudice Tutelare competente può,  discrezionalmente e senza garanzie particolari, imporre un amministratore di sostegno diverso da quello scelto e pre-designato dallo stesso beneficiario. Giova ricordare, inoltre, che non costituisce condizione necessaria per l’applicazione della misura dell’amministrazione di sostegno la circostanza che il beneficiario abbia chiesto o, quanto meno accettato, il sostegno e abbia indicato la persona da nominare, nel senso che il rifiuto non preclude l’istituzione della protezione giuridica nei suoi confronti.

Attraverso prassi ormai consolidate dai supposti legislativi dalle maglie molto ampie, l’istituto dell’amministrazione di sostegno può dare origine a veri e propri abusi che il Giudice Tutelare ha il potere e l’obbligo di impedire verificando le relazioni periodiche degli amministratori, ma che nel concreto non ne ha né il tempo né i mezzi, e finisce per autorizzare o lasciar compiere anche operazioni quantomeno discutibili.

La legge 6/2004, non può e non deve assumere connotati di ulteriore menomazione, limitazione personale e  violenza psicologica  nei confronti dei soggetti deboli e/o delle loro famiglie, poiché non è con,  e per quello scopo,  che è stata istituita.

Dalla relazione del Garante Nazionale per i diritti delle persone private della libertà personale, anno 2020 (La Persona Tutelata) :

Spesso, si concretizza il rischio che lo strumento giuridico della tutela possa paradossalmente diventare ‘garanzia’ di esclusione della persona, certamente fragile, ma non per questo incapace di comprendere la sua vita e le decisioni che la riguardano, trovandosi così, suo malgrado e nonostante le previsioni delle norme sovranazionali, a essere sottratta a una vita libera.”

LEGENDA ACRONIMI

 

A.D.S.  Amministrazione/tore di Sostegno
C.R.P.D.  Convention for the Rights of People with Disabilities
P.O. Personal Ombudsman
D.S.M. Distretto Salute Mentale
C.S.M. Centro Salute Mentale
C.P.S. Centro Psico Sociale
T.S.O. Trattamento Sanitario Obbligatorio
A.S.O. Accertamento Sanitario Obbligatorio
G.T. Giudice Tutelare
S.I.L. Servizio Inserimento Lavorativo
R.S.A. Residenza Sanitaria Assistita
C.R.T. Comunità Riabilitazione Terapeutica
R.E.M.S. Residenza per l’Esecuzione Misure di Sicurezza