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Riceviamo e pubblichiamo molto volentieri un’illustrazione di Massimo Benucci del testo “Lettera ai direttori dei manicomi” di Antonin Artaud.
Massimo Benucci, illustratore romano, grazie alla collaborazione con Marcello Baraghini, editore di Stampa Alternativa, avvia una piccola libreria itinerante, con cui, in questi anni, si è mosso tra poderi, sagre, feste paesane ma anche festival di letteratura , controcultura ed arte.

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Il giorno 13 agosto 2019 Elena Casetto di venti anni, ricoverata presso il Reparto di Psichiatria dell’Ospedale “Papa Giovanni XXIII” di Bergamo moriva  in conseguenza di un incendio divampato all’interno del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura (Spdc) mentre era sottoposta a contenzione meccanica attraverso legatura al letto con fasce contenitive. Tale condizione non ha consentito alla ragazza di allontanarsi dal letto né ha dato la possibilità al personale e agli altri soccorritori di procedere alle operazioni per metterla in salvo.

I sanitari dichiararono  che “La paziente deceduta era stata bloccata pochi istanti prima dell’incendio, a causa di un forte stato di agitazione, dall’équipe del reparto.” Nello specifico: la paziente era stata legata mani e piedi, fissata al letto con una fascia toracica e sedata.

Quello che sappiamo su questo tragico evento è poco, appreso dalle notizie di stampa, dalle dichiarazioni dell’Azienda ospedaliera di Bergamo e dal rapporto del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà.

L’appello della madre :  https://www.ilgiorno.it/bergamo/cronaca/morta-incendio-ospedale-1.4884986

Il Garante nazionale dei detenuti interloquisce con l’ATS Bergamo

https://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/it/dettaglio_contenuto.page?contentId=CNG6796&modelId=10017

Conclusioni indagini preliminari :

Le indagini preliminari si sono concluse portando a giudizio l’ultimo anello di una catena di responsabilità che ha portato alla morte di Elena. In qualche modo legittimando tutti i passaggi precedenti.

Due indagati per la terribile morte di Elena Casetto: La Procura di Bergamo ha aperto un fascicolo per omicidio colposo.

https://primabergamo.it/cronaca/rogo-nella-psichiatria-dellospedale-due-indagati-per-la-morte-di-elena-casetto/

Legarla, a detta dei sanitari, è stata la cosa migliore da fare di fronte alla sua “agitazione”. Dicono che voleva morire, attorcigliandosi delle lenzuola intorno al collo. La madre dice invece che voleva solo uscire da quel luogo e tornare a casa. Era agitata, si, potremmo anche dire incazzata come ogni persona a cui viene impedita e bloccata ogni via di fuga .Voi non lo sareste? Elena ci viene descritta oggi come una plurisuicida, dedita a questo proposito insano che era necessario contenere. Ciò che sembra interessare ai dirigenti sanitari è capire come sia stato possibile che la ragazza abbia potuto eludere i controlli e portare con se un accendino e come sia potuto succedere che il moderno avveniristico reparto psichiatrico (ignifugo e claustrofobico) abbia potuto prendere fuoco così facilmente. E ancora una volta ci tocca sentire dai paladini della lotta alla contenzione che esiste una correlazione fra la carenza di organico o di investimenti in psichiatria e quanto è accaduto a Bergamo. E ancora oggi sentiamo parlare di “superamento” della contenzione in psichiatria quando essa deve essere vietata per legge e non normata (e quindi normalizzata e legalizzata) con l’emanazione di linee guida per la sua attuazione ” Giuseppe Bucalo , Presidente Associazione Penelope Coordinamento Solidarietà Sociale – Messina

“ La società civile è stata incapace di comprendere fino in fondo, di condannare senza eccezioni di sorta la causa principale di un tale orrore, ovvero la barbarie della contenzione fisica inflitta nelle istituzioni sanitarie, assistenziali e penitenziarie italiane, ovvero l’antico tormento di costringere persone private della loro libertà a rimanere immobilizzate con le mani e con i piedi legati a un letto di contenzione.”  Giorgio Pompa , Presidente Associazione Dalle Ande agli Appennini  da “Il reparto di psichiatria di Bergamo dove Elena Casetto è morta bruciata viva legata mani e piedi in un letto di contenzione deve essere chiuso “

Giorgio Pompa Il reparto di psichiatria di Bergamo deve essere chiuso

….. “Elena Casetto muore intossicata e arsa, bloccata al letto di contenzione di un reparto di psichiatria ? Andrea Soldi muore soffocato dalle manovre dei vigili urbani che seguono un TSO ? Francesco Mastrogiovanni rimane legato al letto per 87 ore di agonia prima di spirare ? Sono “solo” casi di malasanità, cattiva psichiatria, un modo errato di trattare la “sofferenza” psichica.”  Giuseppe Bucalo, Presidente Associazione Penelope Coordinamento Solidarietà Sociale – Messina

 

 

L’Associazione Radicale Diritti alla Follia manifesta forte preoccupazione e denuncia la lesione del diritto al consenso informato che si sta profilando nel nostro paese ai danni di alcune fasce della popolazione.

Il diritto al consenso informato, come anche limpidamente affermato dalla  Corte costituzionale nella sentenza n. 438/2008, è un diritto della persona fondato sugli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione e, in quanto diritto fondamentale e inviolabile, non può che spettare a tutti gli esseri umani in quanto tali, ivi comprese le persone in condizione di vulnerabilità, per esempio in ragione dell’età avanzata.

Le procedure che si intendono attuare nelle strutture sanitarie protette per ottenere il consenso informato per la vaccinazione contro il covid-19 (cfr. art. 5, decreto legge n. 1/2021)[1], ma già quanto previsto dal Protocollo d’intesa in materia di amministrazione di sostegno siglato tra il Tribunale di Trieste, vari organi istituzionali e l’associazione Assostegno[2], nonché le indicazioni distrettuali inviate via mail ai medici di medicina generale, rappresentano evidenti tentativi di affievolire, anche gravemente, il diritto al consenso informato dei soggetti definiti fragili.

Come Associazione Radicale impegnata sul fronte della promozione dei pieni diritti dei sottoposti – in varie modalità – a coercizione psichiatrica, attraverso disegni di riforma finalizzati ad introdurre elementi di reale  tutela e garanzia  nell’ ambito delle procedure coercitive, anche attraverso  Campagne di informazione e sensibilizzazione come quella in atto in cui si denunciano criticità e abusi nelle amministrazioni di sostegno[3], respingiamo il tentativo di sottrarre a persone vulnerabili, come possono essere gli anziani, il diritto al consenso informato e di trasformarle in tal modo in dei “corpi inerti” da sottoporre a trattamenti sanitari.

Chiediamo, anche e soprattutto per chi non ha voce, un pieno e reale rispetto del diritto costituzionale al consenso informato, la rigorosa applicazione della legge n. 219/2017 sul consenso informato e la massima valorizzazione possibile della volontà dei diretti interessati.

Il vaccino contro il covid-19, vaccino di cui peraltro non è possibile prevedere i danni a lunga distanza (come indicato nel relativo modulo per il consenso informato), non può diventare un’occasione per comprimere i diritti dei più deboli, anche perché ciò costituirebbe un pericoloso precedente per i diritti di tutti.

Alessandro Negroni  Presidente

Michele Capano        Tesoriere

Cristina Paderi         Coordinatrice Segreteria e responsabile Comunicazione

Andrea Michelazzi    Membro di Giunta

[1] https://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/dettaglioAtto?id=78114&articolo=5

[2] https://www.assostegno.it/tribunale-di-trieste-protocollo-in-materia-di-amministrazione-di-sostegno/

[3] https://www.dirittiallafollia.it/campagna-amministrazione-di-sostegno

PROFESSORE CARLO GILARDI
Airuno, Italia

Articolo di Matteo Bojanovich on NASGA :
National Association to Stop Guardianship Abuse

Traduzione dall’inglese di Mario Comuzzi

 

Carlo Gilardi (Airuno, 4 dicembre 1930), è un insegnante di liceo in pensione, poeta, agricoltore, noto come benefattore dei suoi vicini e del suo piccolo paese natale di 2800 abitanti, Airuno, in provincia di Lecco. La sua detenzione, in data 27 ottobre 2020, ha creato un movimento per la protezione degli anziani dagli abusi della Legge 13 maggio 1978, n. 180 “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”.

IL BENEFATTORE DI AIRUNO
Nato in una famiglia benestante, fin dall’infanzia era consapevole dei suoi privilegi. Succedeva negli anni ’30, e Carlo andava a scuola con le scarpe bianche, mentre i figli dei contadini non avevano scarpe, avevano gli zoccoli di legno.

Ecco come Gilardi ha spiegato il motivo per cui ha dato al Comune i soldi per comprare un defibrillatore, o un terreno per creare un parco, o un parcheggio per l’asilo: “Siamo solo in due, rimasti della mia famiglia, io e una sorella , entrambi ormai così vecchi. Siamo nati in questo paese, perché non ricordarlo con un gesto concreto per dimostrare che amiamo il nostro paese? ”

Gilardi ha dato a tutti quelli che erano in difficoltà. Questi i commenti che i suoi vicini hanno fatto a Nina Palmieri di Le Iene, quando è arrivata in paese con la sua troupe televisiva:

“Ha aiutato tantissimi; tutta Airuno ha aiutato. ”

“Non ha mai ostentato la sua grande ricchezza.”

“Un benefattore del popolo:”

“Chi aveva bisogno sapeva che era lì, il punto di riferimento.”

“Sono venuti tutti da lui e lui li ha ospitati nella sua grande casa.”

“Persone che avevano problemi di divorzio, che venivano sfrattate…”.

“Ha lavorato dalla mattina alla sera con gli animali, questo è stato il suo primo interesse nella vita …”

“Sono venuta qui quando avevo quindici anni, come ragazza di servizio … e il signor Gilardi ha deciso di darci questa casa.”

https://www.iene.mediaset.it/2020/news/carlo-rsa_929781.shtml

L’ultima riga sopra è stata pronunciata da una signora anziana, davanti a una bella casa grande.

Intervistato nel gennaio 2020, Gilardi aveva detto: “Mi accontento di poco, accontento solo i bisogni dell’anima, per il resto sono gratificato di mettermi a disposizione degli altri. Aspetto solo che il buon Dio mi conceda la grazia di chiamarmi a sé “.

https://www.ilgiorno.it/lecco/cronaca/airuno-professore-gilardi-ricoverato-1.5698239

LA LEGGE ENTRA NELLA VITA TRANQUILLA DI UN NOVANTENNE
PERDITA DEL DIRITTO DI UTILIZZARE IL PROPRIO DENARO:
La vicenda che ha portato il Prof.Carlo Gilardi alla cronaca inizia quando la sorella maggiore, Sandra Gilardi, già residente in una casa di riposo, ha chiesto l’intervento della magistratura sul suo fratello minore, che sembrava troppo generoso, al punto che lei temeva che lui potesse finire in miseria. Nel 2017 è intervenuto un giudice, che ha preso il controllo della tenuta di Gilardi, in modo che fosse tutelato e nessuno potesse approfittare della sua generosità.
Il giudice tutelare nel 2020 è Marta Paganini.

DEPRESSIONE: Il 1 ° gennaio 2020 Gilardi affisse, sul cancello della sua grande casa, accanto al municipio, una triste lettera di addio, indirizzata “ai miei cari concittadini”, in cui chiedeva perdono per eventuali errori. Gilardi ha concluso dicendo: “Sono diventato un essere inutile per la società, una vera rovina, e non vedo l’ora che arrivi il felice giorno della mia scomparsa”.

https://www.carlogilardi.com/it/54-la-liberta-e-facile-da-perdere

Da questa lettera è scaturito un servizio di Teleunica.com/lecco, in cui Barbara Gerosa vedeva “forse una richiesta nascosta di aiuto, perché vive solo, in condizioni di estremo rigore”.

https://www.teleunica.com/lecco-attualita/17-01-2020/la-lettera-di-carlo-90-anni-commuove-gli-abitanti-di-airuno-357

Il video di Teleunica ha indotto l’amministratrice di sostegno nominata da giudiuce, l’avvocato Adriana Lanfranconi, ad assumere un aiutante per Gilardi, Brahim El Mazoury, lo stesso che due anni prima aveva accusato di essersi approfittato di Gilardi. Sembra che El Mazoury abbia lavorato bene e abbia mantenuto bene la casa di Gilardi, fino al giorno della detenzione del professore. Altrimenti l’avvocato Lanfranconi l’avrebbe sostituito.

La tutrice di Gilardi: “Il signor Carlo tornerà a casa il prima possibile”

Da bambino, El Mazoury aveva vissuto per anni, insieme alla sua famiglia, come ospite nella grande casa del Professore. Certamente ha ricambiato il favore: senza le registrazioni di Brahim, Nina Palmieri non sarebbe mai potuta venire ad Airuno, il povero prigioniero ricco sarebbe morto senza speranza, schiacciato da un sistema giudiziario cieco, invisibile e inosservato.

GLI EVENTI CHE HANNO PORTATO IL PROFESSORE GILARDI ALLA STRUTTURA PSICHIATRICA: Nell’estate del 2020, privato del diritto di usare i suoi soldi per la sua fattoria e per i suoi amati animali, Gilardi ha dovuto aspettare settimane, prima di poter acquistare gli oggetti essenziali per la fattoria, come un camioncino usato per portare alla stalla il fieno che lui e Brahim El Mazoury avevano tagliato. Ma ora vedeva indizi che gli facevano temere che potesse perdere anche la sua libertà personale.

https://www.iene.mediaset.it/2020/news/carlo-rsa_929781.shtml

Gilardi si è recato presso lo studio dell’avvocato Lanfranconi, guidato lì da Brahim El Mazoury; rivolgendosi a Brahim, Lanfranconi ha detto che lei sapeva bene “che sta meglio nel suo campo, al lavoro, che in una casa per anziani. Mettere il signor Carlo in una casa di riposo molto bella dove si mangia benissimo, e viene molto ben curato, significherebbe ucciderlo “.

https://www.iene.mediaset.it/2020/news/carlo-rsa_929781.shtml

Per difendersi da un tale destino, Gilardi è andato da uno psichiatra. Il rapporto dice: “Nessuna anomalia o segno indicativo di patologie in atto. Il suo pensiero è privo di alterazioni nella forma o nel contenuto.Carlo Gilardi ha anche conservato capacità di giudizio ed è in contatto con la realtà, e non mostra segni di deterioramento mentale o cognitivo “.

https://www.carlogilardi.com/it/54-la-liberta-e-facile-da-perdere

Nel settembre 2020 Gilardi ha assunto l’avvocato Silvia Agazzi, che ha presentato una denuncia alla Procura, in cui Giraldi ha dichiarato che la banca non gli stava nemmeno concedendo la semplice visione del proprio conto corrente e che “nell’anno 2018 la signora Lanfranconi aveva fatto un trasferimento di 40.000 euro a un partito a lei noto “.

https://www.carlogilardi.com/it/54-la-liberta-e-facile-da-perdere

GILARDI È OBBLIGATO A TRASFERIRSI: A quel punto l’avvocato Lanfranconi si è ritirata dal caso; nell’ottobre 2020 le è succeduta l’avvocato Elena Barra, della quale Lanfranconi aveva detto in precedenza: “è una mia cara amica, ed è un’ottima avvocato”.

https://www.iene.mediaset.it/video/carlo-gilardi-rsa-40-giorni_952011.shtml?r=q1

L’avvocato Barra ha dichiarato inadeguate le case di Gilardi. Dal 2017, quattro amministratori di sostegno non avevano presentato alcun reclamo sulle case di Gilardi. Dopo il pezzo televisivo di Teleunica nel gennaio 2020, l’avvocato Lanfranconi ha assunto El Mazoury. Se non avesse tenuto bene la casa per il Professore, sarebbe stato sicuramente licenziato dall’avvocato Lanfranconi. Ci sono motivi per ritenere che l’ordine di sgombero della sua casa sia stato causato dalla denuncia di Gilardi contro l’avvocato Lanfranconi e dalla decisione di tagliar fuori il professore dalla propria vita, cancellando così il contenzioso.

Gilardi ha informato la signora Barra che si stava trasferendo nella casa di Brahim El Mazoury.

https://www.carlogilardi.com/it/64-chi-mente-brahim-il-professore-o-l-avvocato-barra

Il 16 ottobre Gilardi scrive: “Le mie attività finanziarie sono presso la Banca Popolare di Sondrio a Lecco, ma nonostante le mie ripetute richieste non riesco a vedere i documenti bancari. ..C’è qualcosa di losco che qualcuno vuole nascondermi. Qualcuno ha fatto un prelevamento e ora teme le conseguenze? Sono una persona che può perdonare in larga misura, ma dovete dirmi la verità “.

https://www.carlogilardi.com/it/62-deportato-per-farlo-star-zitto

UNA SERIE DI ILLEGALITÀ
L’ARRESTO: Non è stato un vero e proprio arresto, è stato un “arresto speciale”, così speciale che a Gilardi sono stati negati avvocati, visite, corrispondenza e telefonate. Ma aveva l’aspetto di un arresto: era il 27 ottobre 2020, e l’avvocato Barra arrivò con due pattuglie di polizia, un’ambulanza e il dottor Enrico Messina. Ci fu una discussione tra Barra e il professore, che disse: “Per portarmi via dovete mettermi in manette. Altrimenti non vengo. Con le manette, obbedisco alle forze della legge. ”

Probabilmente, l’avvocato Barra non voleva la parvenza di un arresto o il rischio di fotografie che potessero provocare scalpore, e minacciò Gilardi di fargli un’iniezione. A quel punto il professor Gilardi poteva razionalmente concludere che la sua situazione sarebbe stata migliore se fosse entrato coscientemente nell’ospizio; così, è andato con loro senza ulteriore resistenza.

Come ci dice El Mazoury, lo presero, uno a destra e uno a sinistra e scesero le scale. Si sentono le ultime parole del professore, mentre grida, portavoce di 1000 e più vittime di un sistema assurdo: “Voglio la mia libertà che mi avete sottratto”.

https://www.iene.mediaset.it/2020/news/carlo-rsa_929781.shtml

È così che Gilardi è scomparso dalla vista e non è stato più sentito, fino a quando El Mazoury ha contattato un programma televisivo italiano con la storia del professor Gilardi e con le sue registrazioni. Senza di loro, il Professore sarebbe scomparso, scomparso dal mondo dei vivi. Nessuno sapeva, i suoi amici e parenti non sapevano dove fosse.

Poi è arrivata ad Airuno Nina Palmieri della trasmissione Le Iene, e la gente ha saputo chi era responsabile della scomparsa di Carlo: l’avvocato Elena Barra. Alla domanda, ha detto che la nuova residenza del Professore era segreta e doveva essere tenuta segreta per proteggerlo. Ma Nina Palmieri ha chiesto al pubblico di scrivere a: vogliamonotiziedicarlo @ gmail.com. È così che il professore è stato rintracciato in un grande ospizio di Lecco, dove lavoravano più di dieci persone oneste.

https://www.iene.mediaset.it/2020/news/carlo-rsa_929781.shtml

ILLEGALITÀ MEDICHE: All’articolo 1 della legge 13 maggio 1978, n. 180, si legge che “gli accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori sono disposti dal sindaco, nel suo ruolo di autorità sanitaria locale, su proposta motivata di un medico”.

http://www.edizionieuropee.it/LAW/HTML/50/zn86_15_011.html

Il dottor Enrico Messina non era il medico di Gilardi. È arrivato con l’avvocato Barra alla presenza di Gilardi il 27 ottobre; in quel giorno nessuna persona presente ha potuto osservare alcun segno di patologia psichiatrica nel Professore, che appariva rispondere del tutto razionalmente all’invito ingannevole dell’avvocato Barra di farsi accompagnare per una visita presso un cardiologo. La sua risposta è stata: “All’ospizio, non vado”. Pensava che volessero portarlo all’ospizio. Era peggio, lo stavano portando al manicomio, alla Sezione Psichiatrica degli Istituti Airoldi e Muzzi di Lecco.

Ma il dottor Enrico Messina e il sindaco Milani avevano già firmato il mandato per l’arresto di Gilardi.

https://www.iene.mediaset.it/2020/news/carlo-rsa_929781.shtml

VIOLAZIONE DELLA LEGGE CHE PERMETTE LA COMUNICAZIONE AL DETENUTO: Nel testo della Legge 13 maggio 1978, n. 180, “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori” si legge che “nel corso dei trattamenti sanitari obbligatori chi ne è sottoposto ha il diritto di comunicare con chi ritenga opportuno”. L’avvocato Barra ha offerto il suo aiuto, dicendo “Mi impegno a portare al Sig. Gilardi i saluti, la preoccupazione, gli scritti e il contatto …”

La tutrice di Gilardi: “Il signor Carlo tornerà a casa il prima possibile”

L’offerta è stata molto gentile, ma non include il “diritto alla comunicazione”. Gilardi ancora a due mesi dal suo arresto, non ha il diritto di inviare o ricevere posta o fare telefonate.

FALSIFICAZIONE DI DOCUMENTI PUBBLICI: Secondo la testimonianza di coraggiosi informatori degli Istituti Airoldi e Muzzi, pare che ci siano state alterazioni illegali dei documenti medici realizzati per Gilardi. SPDC sta per Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, come adesso chiamano gli ospedali psichiatrici.

La cartella clinica del Prof. Gilardi è stata modificata due volte: da “TSO in SPDC deciso dall’amministratore” a “Breve ricovero sociale in SPDC”, a “Ricovero in SPDC per facilitare l’esecuzione dello screening per Sars-CoV-2”.

https://www.corriere.it/cronache/20_dicembre_15/caso-benefattore-carlo-gilardi-90-anni-portato-un-ospizio-contro-sua-volonta-ea2e0142-3efa-11eb-9172-c7bb2a56a969.shtml

“La parola TSO è scomparsa, ora si dice solo breve ricovero sociale in reparto psichiatrico… È entrato con l’ordine di ricovero, fino alla fine della sua vita… e paziente contrario, anche questo nero su bianco.

https://www.iene.mediaset.it/video/carlo-rsa-cartella-clinica-cambiata_946661.shtml

ACCUSE DI PREGIUDIZIO ANTIMUSULMANO: Potrebbe non essere illegale sfruttare i pregiudizi religiosi, ma rimane uno stretto nesso tra la trasmissione di Le Iene sul caso Giraldi e le accuse contro i sette musulmani. Nel 2018, l’avvocato Lanfranconi aveva accusato Brahim El Mazoury di essersi approfittato del Prof. Gilardi. Nel febbraio 2020 Lanfranconi ha assunto lo stesso El Mazoury come assistente familiare per Gilardi.

Il 17 novembre va in onda lo spettacolo Le Iene su Giraldi.

Il 18 novembre, l’avvocato Barra rivela che l’ufficio del pubblico ministero sta indagando su sette persone per essersi approfittate di un disabile. Si dice che la signora Barra abbia affermato che anche Brahim è nella lista dei sospetti. La signora Barra spiega: “Sono vincolata al segreto professionale e c’è un’indagine della Procura … è un caso estremamente delicato … Il professor Carlo sta bene”.

Iene e caso Gilardi. L’avvocato: “Il professore sta bene. E lo riporteremo a casa”

Il 30 novembre le indagini si sono concluse e il Pubblico Ministero Figoni ha rivelato le accuse contro sette imputati, di cui solo uno noto, tutti descritti come tunisini e marocchini.

È improbabile che non siano riusciti a trovare un solo cristiano che ha approfittato troppo della generosità di Gilardi. L’avvocato Barra e il giudice Paganini avevano bisogno di una scusa per spiegare la scomparsa in manicomio del professor Gilardi: è stato tutto fatto per proteggerlo da quei pericolosi sette musulmani.

OSCURI INTERESSI LOCALI? In occasione di una visita dell’estate 2020 di Gilardi all’avvocato Lanfranconi, questa ha suggerito l’esistenza di un gruppo di persone influenti che volevano che Gilardi fosse allontanato dal paese. Aveva detto: “C’è stato qualcuno che pensava che lei dovrebbe andare in una casa di cura. Ci sono persone che vorrebbero che lei fosse rinchiuso in un posto sicuro. “Era ben chiaro: c’erano degli interessi economici dietro l’operazione di arresto organizzata dal dottor Messina e dal sindaco Milani.

All’inizio sembrava che si trattasse solo di avvocati o giudici che nascondevano il furto di poche migliaia qua e là, poi le parole dell’avvocato Lanfranconi hanno chiarito che c’erano oscuri interessi locali all’opera: personaggi importanti in paese volevano Gilardi fuori gioco.

Ogni persona anziana che possiede una casa deve temere una tale eventualità, che la sua scomparsa dalla scena potrebbe essere conveniente per qualche parente. Ad esempio, se si teme che una persona anziana possa aver scoperto qualche illecito e possa provare a cambiare il testamento, non resta che rinchiuderla in manicomio, secondo il metodo Airuno: “Aveva strane idee in testa … e che razza di amici!… Dovevamo proprio proteggerla.”

REAZIONI UFFICIALI: Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Lecco esprime “la più sincera solidarietà e vicinanza” all’avv. Barra, contro “la riprovevole e sommaria deriva dell’odio, divampata in innumerevoli post sui social network in relazione al già citato spettacolo Le Iene verso la collega e più in generale, verso il ruolo dell’avvocato e dell’amministrazione della giustizia “.

Airuno, caso Gilardi, l’avvocato Barra: “Nessun Tso. Carlo sta bene”

L’Associazione Nazionale Magistrati sezione del Tribunale di Lecco dichiara quanto segue: “Il giudice e l’avvocato d’ufficio, che si occupano del procedimento a vantaggio del Prof. Carlo Gilardi, sono stati oggetto di ingiusto linciaggio mediatico. La ricostruzione della vicenda diffusa da un noto programma televisivo… non ha corrispondenza con la realtà… negli anni sono state intraprese innumerevoli iniziative per allontanare Gilardi dalle situazioni di rischio e sfruttamento a cui era esposto… questa campagna mediatica ha scatenato, sui social, decine e decine di commenti gravemente diffamatori, offensivi e minacciosi nei confronti degli organi processuali.

Caso Gilardi, nuova nota del Tribunale: “Questo clamore mediatico non giova al professor Carlo”

Articolo di Matteo Bojanovich member on NASGA :
National Association to Stop Guardianship Abuse

Professor Carlo Gilardi – Italy

Traduzione dall’inglese di Mario Comuzzi

Formalmente i decreti per il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) e la nomina di amministratori di sostegno si presentano rivolti al bene del beneficiario ma guardati dall’interno sono dei veri fallimenti.
La nostra associazione accoglie, tra le altre, le voci di chi è direttamente interessato da provvedimenti coercitivi e di tutela, e si impegna a portare nel dibattito pubblico e in quello delle discipline specialistiche le critiche e le proposte nate dal confronto con loro. Le storie di vita ci permettono di guardare in profondità, oltre i numeri e mostrano quanto sia incongruente l’azione protettiva dello Stato.

Nel nostro III Congresso abbiamo dato volentieri spazio a chi si sta opponendo con fatica a qualche provvedimento che lo coinvolge. Trovate le 9 ore di registrazione su you tube e su Facebook.
Queste storie portano a un senso di straniamento: è forte e argomentato il dissenso, il dispiacere e il senso di ingiustizia per come si viene estromessi dall’esercizio dei propri diritti e dal vivere le relazioni con i propri cari sono tangibili, ma ci rende impotenti la presenza di uno Stato che non rassicura ma schiaccia, e la domanda “che fare?” resta sempre aperta. Mettiamo sotto critica le decisioni dei giudici tutelari, degli amministratori di sostegno, degli assistenti sociali e degli psichiatri che redigono atti e dispongono le soluzioni nel concreto, quando agiscono senza convenire adeguatamente con i diretti interessati.
Come cittadini ci sentiamo indifesi, per questo temiamo di contrastare la legge applicata parzialmente, non cerchiamo un secondo consulto medico anche se lo vorremmo, o non rifiutiamo una proposta rieducativa che consideriamo una perdita del nostro tempo e delle nostre risorse.

Prendiamo per esempio la storia di Carlo Gilardi portata alla luce dal programma televisivo LE IENE, al momento ci sono 3 servizi dedicati alla sua storia che evidenziano quali storture sono poste in essere dai poteri istituzionali nella vita di un semplice cittadino, che potrebbe essere in questo caso il nonno di Italia.
Quanti anziani conoscete che vivono bene da soli anche in età molto avanzata? E quanti di questi vivono con il minimo indispensabile? Fa parte della loro estetica, del loro senso del bello e del buono. Il signor Gilardi ha buone capacità cognitive, ha una propria personalità, una propria storia. Tutto questo si infrange nel momento in cui per lui è nominato un amministratore di sostegno che non si mette in relazione con lui ma che lo soppianta, ostacolando le sue placide richieste, sostituendosi a lui nel disegno e organizzazione quotidiana della sua vita.

Quello che sta accadendo al signore Gilardi accade anche a molte altre persone, diverse per età, sesso, origine geografica e condizione economica.
Ripeto, come associazione stiamo venendo a conoscenza di casi molto gravi, non offriamo patrocinio legale, non è tra i nostri obiettivi, ma chi ci contatta raccontando la propria storia ci aiuta ad avere un quadro di quanto viene fatto in Italia così noi possiamo migliorare la nostra proposta di legge e le nostre attività di sensibilizzazione.
A proposito colgo l’occasione per ringraziare tutti quelli che ci hanno scritto, dimostrandoci fiducia, e li invito a proseguire con noi questo percorso, a commentare quello che proponiamo e a partecipare attivamente. Il lavoro da fare è tanto.

Credo sia utile riportare qui alcune nostre proposte, di modifica e miglioramento dell’istituto dell’amministrazione di sostegno:
– non venga istituito se c’è una manifesta opposizione dell’amministrato;
– l’interessato sia assistito da un difensore di fiducia o d’ufficio in tutte le fasi del procedimento;
– l’intervento deve essere proporzionato alle reali necessità espresse dal soggetto, non può essere quindi un intervento standard, impersonale, preso a tavolino senza neanche incontrarsi (accade, credeteci) ;
– l’amministrato deve conoscere i recapiti del proprio amministratore di sostegno ;
– l’amministratore di sostegno deve rendicontare il suo operato e le spese sostenute all’amministrato; il suo compenso e i rimborsi spese non devono essere detratti dal patrimonio dell’amministrato e/o dei suoi familiari ma essere emessi dalle Casse Pubbliche ;
– l’amministratore non può sostituirsi all’amministrato nel consenso informato alle cure;
– massimo di due amministrati per amministratore

Con il nostro attivismo vogliamo instaurare un modello non-autoritario di tutela, teniamo all’autodeterminazione soggettiva, pensiamo che ciascuno abbia il diritto inalienabile di prendere le proprie decisioni liberamente, con i propri tempi e secondo il proprio universo di valori. Le persone attorno intervengano solo quando e come l’interessato lo richieda, come è consuetudine in una società che voglia definirsi civile. Così si muove la figura del Personal Ombudsman che noi proponiamo.
Le cure devono essere solo volontarie, i trattamenti per disposizione di legge vanno rimessi in discussione, abbiamo certezza che le garanzie previste per il TSO, per esempio, vengano ovunque largamente disattese.

A fine ottobre 2020 un membro del nostro gruppo Facebook ha condiviso un video registrato da Michele Baù. Lui purtroppo è morto. Denunciava il proprio sentirsi inerme e diminuito nelle relazioni con il personale della comunità psichiatrica, dove era tenuto a rimanere perché così aveva disposto il suo amministratore di sostegno.
Aveva ventinove anni e credeva nelle idee anarchiche. Un giovane uomo che sapeva cosa voleva e diceva. Vi parlo di lui perché ha lasciato delle tracce, molti non riescono neanche a mettere in parole il grande dolore che provano a essere schiacciati sotto un’etichetta diagnostica. Lui ci è riuscito. Ha detto che era stufo di dovere chiedere sempre il permesso per tutto, che gli avevano detto che dalla schizofrenia non si guarisce e lui non voleva prendere psicofarmaci a vita, che non voleva più essere legato al letto, che ne aveva abbastanza del razzismo.
Michele meritava percorsi costruttivi e non l’essere rinchiuso, meritava che le sue potenzialità venissero valorizzate.
Anche Elena Casetto meritava di meglio. Ad agosto 2019 viene ricoverata nel reparto di Psichiatria dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Aveva chiesto a sua madre di farla uscire di lì perché non si trovava bene, sua madre voleva portarla a casa e non sappiamo cosa l’abbia ostacolata. Elena è morta in un incendio sviluppatesi nel reparto, pare proprio dalla sua stanza. Le indagini hanno dimostrato che era legata al letto.

Questi non possiamo chiamarli incidenti, Gilardi (vivo ma costretto dove non vorrebbe essere), Baù e Casetto sono solo tre nomi della triste lista di persone trattate in modo sbrigativo e distaccato, manuale alla mano, con pratiche burocratiche compilate in modo automatico.
Vogliamo pensare che per il signore Gilardi tutto si risolva, intanto ricordiamo che il grande dolore che a lui si sta procurando in queste settimane e i provvedimenti di forza che sta subendo, sono vissuti anche da tanti altri anonimi ma reali.
Provvedimenti calati dall’alto e metodi coercitivi non risolvono nulla, né dentro né fuori le strutture; contrastiamo tutte le forme di segregazione e le pratiche contenitive*, incoraggiamo in ogni contesto la comunicazione e l’ascolto, il confronto e l’arricchimento reciproco, il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti, lavoratori e no, all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
C’è bisogno di un cambio di paradigma e per questo stiamo lavorando.
Maria Pastore

*: https://www.fuoriluogo.it/rubriche/la-rubrica-di-fuoriluogo-sul-manifesto/cassazione-la-contenzione-non-e-atto-terapeutico/#.X8TIsmhKjIW

 

                                                        “SE LA TUTELA DIVENTA RAGNATELA”

                                                                PARTECIPA ALLA CAMPAGNA

DELL’ ASSOCIAZIONE RADICALE “DIRITTI ALLA FOLLIA”

PER LA “LEGALIZZAZIONE” E LA  RIFORMA DELL’ AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO

Cara amica, caro amico:

all’indomani del III Congresso annuale dell’associazione Radicale “Diritti alla Follia”, tenutosi sulla piattaforma Zoom Sabato 24 Ottobre, nell’ambito del quale si è tenuto un approfondimento dedicato alle problematiche connesse all’istituto dell’amministrazione di sostegno, l’associazione intende proseguire nella Campagna *“Amministrazione di Sostegno : SE LA TUTELA DIVENTA RAGNATELA”, in attuazione della mozione generale approvata.

A questo scopo, per percorrere le strade utili a “mettere sotto il controllo della legge” un istituto che ha abbondantemente tracimato gli argini del rispetto della Costituzione e delle Carte internazionali dei diritti dell’uomo, terremo una riunione telematica, non pubblica, nella quale raccogliere suggerimenti sulla Campagna ed  individuare disponibilità a fare parte dei gruppi tematici di lavoro, in costante comunicazione tra di essi, che si incaricheranno di affrontare i punti qualificanti della Campagna:

  • UN GRUPPO “TECNICO – GIURIDICO” CON IL COMPITO:
  1. di redigere un progetto di legge di riforma dell’amministrazione di sostegno;
  2. di elaborare un esposto sulle criticità e gli abusi dell’ADS, nei casi concreti, allo scopo di interessare della situazione creatasi alcune Istituzioni nazionali ed internazionali (tra di esse il Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità, il Sottocomitato ONU per la prevenzione della tortura, il Comitato Europeo per la prevenzione della Tortura in seno al Consiglio d’Europa, il Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale);
  3. di assumere la difesa tecnica di alcuni “casi pilota” allo scopo di sollecitare le più alte giurisdizioni (la Corte di Cassazione, la Corte europea dei Diritti dell’Uomo, la Corte Costituzionale) sulle aporie normative e le distorsioni pratiche dell’ istituto dell’ ADS;

 

  • UN GRUPPO “CONTATTI INTERNAZIONALI” CON IL COMPITO:
  1. di redigere una relazione sulla situazione normativa estera concernenti gli istituti limitativi della capacità di agire;
  2. di tenere i contatti tra l’associazione e gli organismi internazionali già citati, provvedendo altresì alla traduzione dell’ esposto indirizzato agli stessi;
  3. di promuovere l’ instaurazione di rapporti e di scambi di esperienze con altre realtà associative, operanti in altri Paesi, con le finalità di “Diritti alla Follia” ;

 

  • UN GRUPPO “INIZIATIVA SOCIALE” CON IL COMPITO:
  1. di entrare in rapporto con uffici centrali, regionali e locali – a vario titolo implicati nello svolgimento di attività “sociale” a beneficio dei cittadini – per sollecitare le attività formative ed informative conformi alle proposte contenute nella nostra Campagna ;
  2. promuovere il modello svedese dell’ “ombudsman personale” (OP) quale strumento di ausilio sociale nei confronti degli utenti volontari e involontari dei servizi psichiatrici che lo richiedano espressamente ;
  3. promuovere la partecipazione a progetti – anche in partnership con altri enti pubblici o privati – finalizzati alla sperimentazione dell’ “ombudsman personale”;

 

  • UN GRUPPO “COMUNICAZIONE” CON IL COMPITO:
  1. di divulgare gli appuntamenti ed i temi della Campagna attraverso il web ed i mezzi di comunicazione;
  2. di raccogliere un dossier di esperienze concrete, utili alla divulgazione delle storture dell’istituto ed all’elaborazione dell’esposto del gruppo “tecnico – giuridico”;
  3. di intercettare “testimonial” che possano fare propri i contenuti della Campagna ed aiutarne la conoscenza.

 

All’indomani della riunione “plenaria”, individuate le presenze nei diversi gruppi – insieme alla responsabilità di coordinamento dell’attività di ciascuno di essi –  si terranno gli approfondimenti tematici che ogni gruppo riterrà autonomamente di impostare ed organizzare.

Se sei interessato a partecipare alla riunione, o comunque a far parte di qualche gruppo di lavoro per sostenere la campagna, ti preghiamo di comunicarcelo al nostro indirizzo mail dirittiallafollia@gmail.com ,  sarai contattato e ti saranno inviate le informazioni per la partecipazione all’ incontro, o comunque per il prosieguo della collaborazione.

La speranza di migliaia di persone chiuse in strutture sanitarie e private della possibilità di vivere un vita degna di tale nome è legata alla forza ed all’ efficacia di questo lavoro. Ti chiediamo di unirti a noi in questo impegno, e con l’occasione ti rinnoviamo l’invito ad iscriverti all’associazione Radicale “Diritti alla Follia” o a donare per sostenerne l’azione!

 

A presto!

Cristina Paderi, segretaria

Michele Capano, tesoriere

Alessandro Negroni, presidente

 

*Link alla Campagna   https://www.dirittiallafollia.it/campagna-amministrazione-di-sostegno/

 

MOZIONE GENERALE

L’ assemblea dell’ Associazione radicale “Diritti alla Follia”, riunita in modalità telematica, sulla piattaforma “Zoom”, Sabato 24 Ottobre 2020 per il III Congresso:
-udita le relazioni del segretario e del tesoriere, le approva;

– registra la perdurante “emergenza” della sistematica lesione dei diritti fondamentali della persona nell’ ambito dell’ applicazione delle procedure di TSO (rispetto alle quali anche le insufficienti garanzie della legge 1978/833 vengono ordinariamente calpestate, come clamorosi casi di cronaca hanno evidenziato anche nel 2020), nell’ ambito degli istituti della tutela, della curatela e dell’ amministrazione di sostegno (“figura”, quest’ ultimo, protagonista di un’ enorme e preoccupante espansione “quantitativa”, accompagnata da una sempre maggiore ed indebita “latitudine” – grazie ai decreti dei giudici tutelari – dei poteri dell’ amministratore sul beneficiario sul piano personale, patrimoniale e sanitario: fino alla sostituzione nella prestazione del consenso alle cure), nell’ ambito della disciplina delle misure di sicurezza per i non imputabili, o parzialmente imputabili, (per i quali si ripete il “calvario” della durata indefinita della libertà vigilata, e l’ intreccio tra magistratura di sorveglianza e psichiatria forense attorno all’ inadeguato concetto di “pericolosità sociale”);

-denuncia, a fronte di tale drammatica situazione, la totale assenza – nel dibattito pubblico concernente le urgenze connesse alla cosiddetta “salute mentale” – di ogni approccio inteso alla salvaguardia ed al rafforzamento dei diritti e delle garanzie per coloro i quali – in quanto “responsabili” di cosiddetto “disagio psichico” – si trovano a subire restrizioni di libertà. Emblematiche, in questo senso, sono state le celebrazioni della “giornata mondiale della salute mentale”, Sabato 10 Ottobre: né il Presidente della Repubblica Mattarella, intervenuto sul tema, né il Ministero della Salute, né la psichiatria organizzata, né le associazioni dei “familiari” sono andati oltre le parole di circostanza sull’ invito alla “solidarietà” verso i “malati” e – soprattutto – la richiesta o la promessa di maggiori risorse finanziarie per gli “operatori della salute mentale”;

– saluta, per converso, la diversa prospettiva in cui si pongono :
1) sul piano internazionale il Comitato ONU per i diritti delle persone con disabilità, che nel 2016, nelle “Osservazioni conclusive al primo rapporto sull’ Italia” (clandestine) ha raccomandato di abrogare tutte le leggi che permettono sia ai tutori che agli amministratori di sostegno di sostituirsi ai soggetti interessati nel prendere le decisioni, e di emanare ed attuare provvedimenti per il sostegno al processo decisionale autonomo degli individui, formando nel contempo a tale “rispetto” ed a tale “consapevolezza” i professionisti che operano nel sistema giudiziario, sanitario e sociale;
2) sul piano europeo il Comitato per Prevenzione della Tortura (con il quale “Diritti alla Follia” ha stabilito contatti segnati ad un reciproco impegno alla collaborazione) che in ripetute raccomandazioni (clandestine) all’ Italia in occasione delle visite periodiche anche nelle strutture coercitive sanitarie – da ultimo nel 2016 – denuncia l’ inadeguatezza del attuale disciplina concernente il trattamento sanitario obbligatorio e la necessità (tra l’ altro) di garantire un effettivo contraddittorio al soggetto coinvolto, all’ interno di una udienza che consenta il contatto diretto tra il giudice tutelare ed il “paziente”;
3) sul piano nazionale il Garante nazionale dei diritti delle persone provate della libertà personale, che ha cominciato ad approfondire la propria attività di monitoraggio verso servizi Psichiatrici di diagnosi e Cura e comunità terapeutiche, scontrandosi (come il rapporto sulla visita regionale in Sardegna pubblicato il 16 aprile 2020 evidenzia) con vecchie “insofferenze” all’ ingerenza di chicchessia nell’ esercizio del “potere assoluto” da parte dei medici sul “paziente psichiatrico” in reparto, e con la stessa ignoranza della funzione istituzionale dell’ ufficio del garante;

Di fronte a tutto ciò, consapevole di rappresentare – con poche altre realtà associazionistiche – un’ alternativa “Radicale” alle attuali politiche e priorità pubbliche sui temi descritti (e della responsabilità che da questo deriva), l’ Assemblea generale dell’ associazione “Diritti alla Follia” dà mandato agli organi dirigenti:
-di proseguire nella collaborazione con altre realtà associative, anche estere, impegnate su temi di interesse dell’ associazione, a partire dal “Comitato Legittima Difesa”, autore di una proposta organica di riforma del TSO che deve essere posto all’ attenzione del potere legislativo;
– di proseguire nella campagna di informazione e denuncia “Se la tutela diventa ragnatela”, relativa alle criticità e agli abusi dell’ istituto dell’ amministrazione di sostegno, completando l’ elaborazione di un progetto di riforma dell’ istituto che lo renda rispettoso della dignità della persona che vi è coinvolta in qualità di “beneficiario”;
– di continuare nell’ attività di dialogo, segnalazione e denuncia di casi concreti ai diversi Garanti – nazionale, regionali e locali – al fine di responsabilizzarli circa il compiuto esercizio della funzione loro assegnata;
– di continuare ed approfondire il dialogo stabilito con il Comitato per la Prevenzione della Tortura nell’ ambito del Consiglio d’ Europa, per rendersene interlocutori a proposito delle attività del Comitato sulla coercizione psichiatrica, per segnalare allo stesso situazioni meritevoli di intervento, e di cercare il contatto con altre istituzioni internazionali investite di ruoli di monitoraggio e salvaguardia dei diritti fondamentali della persona nell’ ambito dei temi di interesse dell’ associazione

La quota associativa, anche per l’ anno 2021, è fissata in € 20,00 (euro venti,00)

Cristina Paderi, Segretaria
Michele Capano, Tesoriere

Iscrizione

 

Mail inviata a tutti i tribunali italiani :

Riceviamo da un po’ di tempo a questa parte numerosi solleciti a prendere in esame le tematiche relative all’amministrazione di sostegno, per quanto disciplinato dalla legge 6/2004 e per quanto poi operato direttamente sul territorio da parte di amministratori di sostegno nominati dai Tribunali di competenza, soprattutto per quanto concerne le nomine di amministratori  estranei alla famiglia o  al vissuto personale della persona oggetto di tutela.

Al fine di prendere in esame l’effettiva entità di questo fenomeno che ci pare in consistente ascesa, siamo a chiedervi la cortesia di voler rispondere a poche domande, le cui risposte saranno introduttive alla costruzione di una piattaforma  di dati relativa all’applicazione della legge 6/2004 su tutto il territorio nazionale, e alla conseguente analisi dell’incidenza di alcuni fattori di merito rispetto ad altri.

Prenderemo in esame quindi l’andamento  delle procedure messe in atto  in un arco temporale di 3 anni e precisamente negli anni 2017-2018-2019 per verificarne il grado di oscillazione in crescita o  diminuzione.

Vi saremmo grati quindi se voleste rispondere alle seguenti domande, re-inviando le risposte al nostro indirizzo mail :

1)  Quanti procedimenti relativi alla legge 6/2004 sono stati attivati negli anni 2017-2018-2019 presso il Tribunale in indirizzo? (una risposta per ogni anno);

 

2)  Quanti dei procedimenti relativi alla legge 6/2004 attivati negli anni 2017-2018-2019  (una risposta per ogni anno) sono stati affidati ad amministratori di sostegno del tutto estranei al beneficiario di tutela? (sono escluse quindi le nomine di amici o conoscenti già familiari al beneficiario);

 

3)  Quanti dei procedimenti relativi alla legge 6/2004 emessi negli anni 2017-2018-2019 (una risposta per ogni anno)  con nomina di amministratore di sostegno estraneo al beneficiario,  sono stati affidati ad avvocati?

Risposte :

Sondrio:

Per potere avere questi dati dovrà rivolgersi direttamente al Presidente del Tribunale.

Il Presidente mi autorizzerà a fornire i dati.

Le comunico già che purtroppo non saremo in grado di rispondere ai punti 2 o 3, ma solamente alla richiesta 1).

 

Arezzo :

Nell’anno 2017 sono state attivate 354 ads, nel 2018 487, nel 2019 589.

Per quanto riguarda la seconda domanda, la risposta è zero, per la terza domanda, è impossibile estrapolare tali dati dal nostro sistema informativo, comunque se non ci sono familiari disponibili o sono in conflitto fra loro, viene nominato un avvocato, quindi abbastanza sporadicamente.

 

Torino:

Abbiamo inoltrato all’Ufficio tutele per competenza

 

Belluno :

Si invia provvedimento di NON autorizzazione

emesso dalla Presidente del Tribunale (per difficoltà di estrapolazione)

 

Cuneo :

Comunico che il Presidente ha dichiarato NLP (non luogo a provvedere) sulla Vs. Istanza, come in parte motiva.

Il presidente di sezione ritenuto che la risposta comporterebbe per la cancelleria un lavoro assai gravoso,tenuto anche conto dell’attuale fase emergenziale, dichiara non luogo a provvedere.

 

Siena :

Non è stato possibile ricavare tutti i dati da voi richiesti per limiti del sistema applicativo in uso.

Nello specifico possiamo rispondere come segue:

2017 – 341

2018 – 386

2019 – 392

Purtroppo non ci è possibile estrarre i dati relativi agli amministratori, se familiari o estranei o avvocati, senz’altro possiamo dire “a braccio” che generalmente quando la nomina non coincide con un familiare coincide con un professionista avvocato.

All’incirca quest’ultima ipotesi si aggira intorno al 50% delle pratiche e forse anche di più però è un dato assolutamente indicativo.

 

Bolzano :

Al seguente link si trovano le indicazioni per l’esercizio dell’accesso civico generalizzato

https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_29_22_2.page?previsiousPage=mg

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Teramo:

Non appare evidente la ragione per la quale un’associazione non ben individuata sarebbe legittimata attivamente a fare una richiesta del genere. Per cui la si rigetta in quanto troppo generica

 

Livorno:

Nell’anno 2017 SONO STATE ISCRITTE N. 312 ADS

Nell’anno 2018 SONO STATE ISCRITTE N. 307 ADS

Nell’anno 2019 SONO STATE ISCRITTE N. 394 ADS

E’ IMPOSSIBILE RISPONDERE ALLE DOMANDE N. 2 E N. 3 IN QUANTO IL SISTEMA NON PREVEDE DISTINZIONE TRA AVVOCATI E PERSONE COMUNI E IL DATO SI PUO’ AVERE SOLO APRENDO IL SINGOLO FASCICOLO.

 

Viterbo :

Spiace rappresentare che, sia per ragioni di gravissima carenza di personale (si tratta di dati che per la maggior parte andrebbero ricercati manualmente), sia per ragioni formali legate all’assenza di una autorizzazione specifica del Ministero della Giustizia , la Cancelleria non può esaudire la richiesta.

 

Benevento :

Pur essendo sensibili alle motivazioni sottese, spiace comunicare che il programma informatico miniseriale in uso non consente l’estrazione automatica dei dati pertanto la ricerca cartolare per ogni singolo procedimento comporterebbe una notevole distrazione di personale dall’ordinaria organizzazione di lavoro, con forti ricadute sui tempi e adempimenti di cancelleria.

 

Pesaro :

2017 :  307 , ESTERNI 6, AVVOCATI 30

2018 :  413 , ESTERNI 1, AVVOCATI 27

2019 :  410,  ESTERNI 5, AVVOCATI 55

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Care amiche e cari amici,

Diritti alla Follia celebrerà on line il suo terzo congresso nell’ intera giornata di sabato 24 ottobre 2020.

Abbiamo scelto di dedicare la mattina (9.00 – 13.30), oltre che agli adempimenti congressuali, alla disamina dell’ “attualità” degli impegni oggetto dell’attività dell’ associazione: la riforma del TSO, delle misure di sicurezza per i non imputabili, degli istituti limitativi della capacità di agire per ragioni connesse al cosiddetto “disagio psichico” .

Il dibattito sarà animato da contributi di giuristi, psichiatri e operatori, da testimonianze e da militanti dell’impegno per i diritti di quanti –  in quanto destinatari di diagnosi psichiatrica –  subiscono le conseguenze di tale etichettamento sul piano della libertà personale.

Il pomeriggio (dalle ore 15.00 alle ore 19.30) sarà dedicato ad un approfondimento dell’istituto dell’amministrazione di sostegno, oggetto di una specifica “Campagna” lanciata dall’associazione in una prospettiva di profonda riforma dell’assetto normativo oggi in essere.

Nata con il dichiarato intento di sostituire l’istituto dell’ interdizione, per garantire al “beneficiario” (più dolcemente definito tale) minori limitazioni alle facoltà di compiere scelte personali in modo autonomo, l’ “amministrazione di sostegno” – a quasi quindici anni dalla legge del 2006 che l’ha istituita – si è rivelata da tempo strumento di vessazione degli “psichiatrizzati”, spesso privati definitivamente della possibilità  di interloquire sulle proprie cure, sulle proprie condizioni di vita, sul proprio destino, sulla base di decreti del Giudice tutelare che aggirano le pur labili e minimi garanzie riconosciute in materia di trattamento sanitario obbligatorio, di fatto come, per numeri più contenuti, accadeva già e continua ad accadere attraverso gli istituti della tutela degli interdetti e della curatela degli inabilitati.

Va formandosi, intanto, un “esercito” di amministratori di sostegno professionali, spesso legati da rapporti impropri con i Giudici tutelari che li nominano e di cui sono “fiduciari”, già organizzati in associazioni di categoria, impegnati a moltiplicare i loro “utenti” (dai quali sono spesso obbligatoriamente retribuiti) e ad esercitare diritti di vita e di morte sugli stessi.

Dobbiamo essere consapevoli del fatto che il tema dei diritti dei “pazienti” (cioè di coloro che sopportano pazientemente da decenni la violazione dei propri diritti umani)  è totalmente assente dal dibattito ufficiale in tema di salute mentale. Le recenti celebrazioni dei 40 anni dalla legge (cosiddetta) Basaglia, come gli eventi dei giorni per la “giornata internazionale della salute mentale” hanno costituito l’ occasione per l’autocelebrazione del “modello italiano”, per le consuete affettuose “pacche  sulle spalle” ai “pazienti”, per l’eterno battere cassa degli operatori sanitari (medici ed infermieri) che chiedono più soldi e più personale per “curare” meglio, per l’ennesima esibizione degli spettacolini teatrali e dei soprammobili di ceramica frutto dei laboratori della salute mentale, nei quali i “pazzi” – spogliati di dignità, volontà e diritti – divengono materiale utile all’ industria del sociale, garantendo la crescita di buone coscienze a buon mercato e di qualche posto di lavoro nell’ associazione o nella cooperativa vicine e gradite alla psichiatria pubblica.

In questa presa d’atto c’è il senso della Radicalità (nel senso della tradizione Radicale che incarna e dell’inconciliabilità della prospettiva che assume a fronte delle altre che sono in campo) dell’alternativa di cui “Diritti alla Follia”, insieme a pochi compagni di viaggio, è portatrice.

Al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al quale in occasione della giornata internazionale della salute mentale hanno messo in bocca lo stanco “non lasciateli soli”, rispondiamo “lasciateli soli”. Dell’ aiuto di questo TSO come di questa amministrazione di sostegno i “pazienti” fanno e faranno volentieri a meno. Andrea Soldi avrebbe avuto bisogno di essere “lasciato solo” sulla panchina del parco torinese dove era seduto, invece che ucciso nell’esecuzione di un Tso; Franco Mastrogiovanni avrebbe avuto bisogno di essere “lasciato solo” sulla spiaggia cilentana che frequentava giornalmente invece che essere prelevato con la forza per essere ucciso in un letto d’ospedale dopo quattro giorni di contenzione ininterrotta; Elena Casetto avrebbe avuto bisogno di essere “lasciata sola” invece di morire bruciata viva in un ospedale di Bergamo dove nella concitazione dell’incendio divampato non c’è stato tempo di scioglierla dalle fasce con cui era legata.

Ma cosa ne sa Il Presidente della Repubblica, poverino, di tutto questo?

Cosa ne sanno i cittadini che il “modello italiano” di Tso è destinatario da sedici anni di reprimende da parte del Comitato di Prevenzione della Tortura (CPT) del Consiglio d’Europa, senza che nessuna istituzione italiana si sia presa neanche la briga di tradurre quelle raccomandazioni che devono restare clandestine?

“Diritti alla Follia”, a tre anni dalla sua vita statutaria, è chiamata allora ad un salto di qualità, ad una crescita e ad un’efficacia di azione adeguata all’enorme responsabilità che già ha assunto: il rappresentare la speranza più concreta per decine di migliaia di persone imbottite, oltre che di farmaci non  desiderati, di “piani terapeutici”, sceneggiature teatrali e “lavoretti” di varia natura, e private  della possibilità di esprimersi, di camminare al sole o sotto la pioggia, di amare, di manifestare se stessi, di vivere.

Dobbiamo essere capaci di introdurre nell’agenda politica del paese i progetti di riforma di cui siamo portatori ed imporli all’attenzione delle aule parlamentari; dobbiamo essere capaci di raccogliere le energie umane e finanziarie necessarie a questo scopo (magari grazie a “pazienti” che “pazientino” di meno e trovino la voglia di impegnarsi per l’affermazione dei propri e altrui diritti); dobbiamo entrare con la forza della fantasia e delle nostre buone ragioni nel circuito informativo relativo ai temi della salute mentale.

Per questo ti chiediamo aiuto, ti chiediamo di iscriverti, di partecipare al Congresso animandone il dibattito, di stare al nostro fianco nel cammino di libertà in cui siamo impegnati.

La modalità telematica (piattaforma “zoom”) con la quale celebreremo il Congresso ci impone di preorganizzare le presenze:

  • per partecipare al Congresso in qualità di iscritto, contribuendo all’elezione delle cariche ed alla votazione dei documenti congressuali, ti chiediamo di perfezionare il versamento entro il 24 ottobre;
  • per partecipare al Congresso (a parte coloro che sono già stati inseriti in scaletta), avendovi la possibilità di intervenire per 5 minuti nella fase di “dibattito generale” sia la mattina che il pomeriggio, chiedici di inviarti il link per il collegamento, scrivendo a dirittiallafollia@gmail.com

 

Se desideri iscriverti o rinnovare la quota puoi effettuare il pagamento della quota associativa tramite Paypal o Carta di Credito

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Per contattarci                      dirittiallafollia@gmail.com

LA SEGRETARIA,

Cristina Paderi

IL TESORIERE,

Michele Capano

Regolamento Assemblea Generale dei Soci

 

 

 

Il Garante nazionale dei diritti delle persone  detenute o private della libertà personale  a Giugno 2019  ha effettuato una visita tematica della durata di cinque giorni nella regione Sardegna.

La visita ha avuto un carattere prevalentemente tematico poiché non ha riguardato tutto il territorio , né tutte le aree di analisi proprie del Garante nazionale. Infatti, si è concentrata in particolare sulla tutela della salute mentale, con visite a Servizi psichiatrici di diagnosi e cura di alcuni Ospedali civili e alla Residenza per le misure di sicurezza (Rems) di Capoterra. All’area penale è stata riservata soltanto una visita alla Casa di reclusione di Oristano-Massama e all’area delle Forze di Polizia una visita alle strutture della Compagnia dei Carabinieri di Cagliari.
Le strutture visitate sono state, quindi, le seguenti:
– Rems di Capoterra
– Servizio psichiatrico di diagnosi e cura 1 dell’Ospedale “SS. Trinità” di Cagliari (Spdc 1)
– Servizio psichiatrico di diagnosi e cura 2 dell’Ospedale “SS. Trinità” di Cagliari (Spdc 2)
– Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’Ospedale “San Francesco” di Nuoro
– Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’Ospedale “San Martino” di Oristano
– Casa di reclusione “Salvatore Soro” di Oristano-Massama
– Compagnia dei Carabinieri di Cagliari

In generale, è stata rilevata una scarsissima, se non nulla, conoscenza della figura del Garante nazionale e del suo mandato nell’ambito della salute da parte di chi era presente. Tuttavia, ciò non ha comportato particolari criticità a effettuare le visite, tranne in un caso, riconducibile in particolare a una persona dello staff medico: la criticità è stata comunque superata, con l’intervento di altri membri dello staff e del responsabile del Dipartimento per la salute mentale. La visita è proseguita, anche se in un clima di scarsa collaborazione.
Il Garante nazionale non può tuttavia esimersi dal segnalare il caso per la rilevanza che esso assume nel corretto esercizio dei compiti e dei poteri tra soggetti istituzionali che devono essere visti in un univoco contesto cooperativo, pur con ruoli differenti.
La mancanza o la cattiva gestione dei registri relativi, in particolare, ai Trattamenti sanitari obbligatori (Tso) e alla contenzione è un problema rilevato trasversalmente nei diversi servizi.

Diffusissima e fuori controllo la pratica della CONTENZIONE MECCANICA

Dalla visita sono emerse alcune criticità di ordine generale che si riportano qui di seguito nell’articolo :

http://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/resources/cms/documents/946267c7de7c02a770da019155418555.pdf