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MOZIONE GENERALE

L’ assemblea dell’ Associazione radicale “Diritti alla Follia”, riunita in modalità telematica, sulla piattaforma “Zoom”, Sabato 24 Ottobre 2020 per il III Congresso:
-udita le relazioni del segretario e del tesoriere, le approva;

– registra la perdurante “emergenza” della sistematica lesione dei diritti fondamentali della persona nell’ ambito dell’ applicazione delle procedure di TSO (rispetto alle quali anche le insufficienti garanzie della legge 1978/833 vengono ordinariamente calpestate, come clamorosi casi di cronaca hanno evidenziato anche nel 2020), nell’ ambito degli istituti della tutela, della curatela e dell’ amministrazione di sostegno (“figura”, quest’ ultimo, protagonista di un’ enorme e preoccupante espansione “quantitativa”, accompagnata da una sempre maggiore ed indebita “latitudine” – grazie ai decreti dei giudici tutelari – dei poteri dell’ amministratore sul beneficiario sul piano personale, patrimoniale e sanitario: fino alla sostituzione nella prestazione del consenso alle cure), nell’ ambito della disciplina delle misure di sicurezza per i non imputabili, o parzialmente imputabili, (per i quali si ripete il “calvario” della durata indefinita della libertà vigilata, e l’ intreccio tra magistratura di sorveglianza e psichiatria forense attorno all’ inadeguato concetto di “pericolosità sociale”);

-denuncia, a fronte di tale drammatica situazione, la totale assenza – nel dibattito pubblico concernente le urgenze connesse alla cosiddetta “salute mentale” – di ogni approccio inteso alla salvaguardia ed al rafforzamento dei diritti e delle garanzie per coloro i quali – in quanto “responsabili” di cosiddetto “disagio psichico” – si trovano a subire restrizioni di libertà. Emblematiche, in questo senso, sono state le celebrazioni della “giornata mondiale della salute mentale”, Sabato 10 Ottobre: né il Presidente della Repubblica Mattarella, intervenuto sul tema, né il Ministero della Salute, né la psichiatria organizzata, né le associazioni dei “familiari” sono andati oltre le parole di circostanza sull’ invito alla “solidarietà” verso i “malati” e – soprattutto – la richiesta o la promessa di maggiori risorse finanziarie per gli “operatori della salute mentale”;

– saluta, per converso, la diversa prospettiva in cui si pongono :
1) sul piano internazionale il Comitato ONU per i diritti delle persone con disabilità, che nel 2016, nelle “Osservazioni conclusive al primo rapporto sull’ Italia” (clandestine) ha raccomandato di abrogare tutte le leggi che permettono sia ai tutori che agli amministratori di sostegno di sostituirsi ai soggetti interessati nel prendere le decisioni, e di emanare ed attuare provvedimenti per il sostegno al processo decisionale autonomo degli individui, formando nel contempo a tale “rispetto” ed a tale “consapevolezza” i professionisti che operano nel sistema giudiziario, sanitario e sociale;
2) sul piano europeo il Comitato per Prevenzione della Tortura (con il quale “Diritti alla Follia” ha stabilito contatti segnati ad un reciproco impegno alla collaborazione) che in ripetute raccomandazioni (clandestine) all’ Italia in occasione delle visite periodiche anche nelle strutture coercitive sanitarie – da ultimo nel 2016 – denuncia l’ inadeguatezza del attuale disciplina concernente il trattamento sanitario obbligatorio e la necessità (tra l’ altro) di garantire un effettivo contraddittorio al soggetto coinvolto, all’ interno di una udienza che consenta il contatto diretto tra il giudice tutelare ed il “paziente”;
3) sul piano nazionale il Garante nazionale dei diritti delle persone provate della libertà personale, che ha cominciato ad approfondire la propria attività di monitoraggio verso servizi Psichiatrici di diagnosi e Cura e comunità terapeutiche, scontrandosi (come il rapporto sulla visita regionale in Sardegna pubblicato il 16 aprile 2020 evidenzia) con vecchie “insofferenze” all’ ingerenza di chicchessia nell’ esercizio del “potere assoluto” da parte dei medici sul “paziente psichiatrico” in reparto, e con la stessa ignoranza della funzione istituzionale dell’ ufficio del garante;

Di fronte a tutto ciò, consapevole di rappresentare – con poche altre realtà associazionistiche – un’ alternativa “Radicale” alle attuali politiche e priorità pubbliche sui temi descritti (e della responsabilità che da questo deriva), l’ Assemblea generale dell’ associazione “Diritti alla Follia” dà mandato agli organi dirigenti:
-di proseguire nella collaborazione con altre realtà associative, anche estere, impegnate su temi di interesse dell’ associazione, a partire dal “Comitato Legittima Difesa”, autore di una proposta organica di riforma del TSO che deve essere posto all’ attenzione del potere legislativo;
– di proseguire nella campagna di informazione e denuncia “Se la tutela diventa ragnatela”, relativa alle criticità e agli abusi dell’ istituto dell’ amministrazione di sostegno, completando l’ elaborazione di un progetto di riforma dell’ istituto che lo renda rispettoso della dignità della persona che vi è coinvolta in qualità di “beneficiario”;
– di continuare nell’ attività di dialogo, segnalazione e denuncia di casi concreti ai diversi Garanti – nazionale, regionali e locali – al fine di responsabilizzarli circa il compiuto esercizio della funzione loro assegnata;
– di continuare ed approfondire il dialogo stabilito con il Comitato per la Prevenzione della Tortura nell’ ambito del Consiglio d’ Europa, per rendersene interlocutori a proposito delle attività del Comitato sulla coercizione psichiatrica, per segnalare allo stesso situazioni meritevoli di intervento, e di cercare il contatto con altre istituzioni internazionali investite di ruoli di monitoraggio e salvaguardia dei diritti fondamentali della persona nell’ ambito dei temi di interesse dell’ associazione

La quota associativa, anche per l’ anno 2021, è fissata in € 20,00 (euro venti,00)

Cristina Paderi, Segretaria
Michele Capano, Tesoriere

Iscrizione

 

Mail inviata a tutti i tribunali italiani :

Riceviamo da un po’ di tempo a questa parte numerosi solleciti a prendere in esame le tematiche relative all’amministrazione di sostegno, per quanto disciplinato dalla legge 6/2004 e per quanto poi operato direttamente sul territorio da parte di amministratori di sostegno nominati dai Tribunali di competenza, soprattutto per quanto concerne le nomine di amministratori  estranei alla famiglia o  al vissuto personale della persona oggetto di tutela.

Al fine di prendere in esame l’effettiva entità di questo fenomeno che ci pare in consistente ascesa, siamo a chiedervi la cortesia di voler rispondere a poche domande, le cui risposte saranno introduttive alla costruzione di una piattaforma  di dati relativa all’applicazione della legge 6/2004 su tutto il territorio nazionale, e alla conseguente analisi dell’incidenza di alcuni fattori di merito rispetto ad altri.

Prenderemo in esame quindi l’andamento  delle procedure messe in atto  in un arco temporale di 3 anni e precisamente negli anni 2017-2018-2019 per verificarne il grado di oscillazione in crescita o  diminuzione.

Vi saremmo grati quindi se voleste rispondere alle seguenti domande, re-inviando le risposte al nostro indirizzo mail :

1)  Quanti procedimenti relativi alla legge 6/2004 sono stati attivati negli anni 2017-2018-2019 presso il Tribunale in indirizzo? (una risposta per ogni anno);

 

2)  Quanti dei procedimenti relativi alla legge 6/2004 attivati negli anni 2017-2018-2019  (una risposta per ogni anno) sono stati affidati ad amministratori di sostegno del tutto estranei al beneficiario di tutela? (sono escluse quindi le nomine di amici o conoscenti già familiari al beneficiario);

 

3)  Quanti dei procedimenti relativi alla legge 6/2004 emessi negli anni 2017-2018-2019 (una risposta per ogni anno)  con nomina di amministratore di sostegno estraneo al beneficiario,  sono stati affidati ad avvocati?

Risposte :

Sondrio:

Per potere avere questi dati dovrà rivolgersi direttamente al Presidente del Tribunale.

Il Presidente mi autorizzerà a fornire i dati.

Le comunico già che purtroppo non saremo in grado di rispondere ai punti 2 o 3, ma solamente alla richiesta 1).

 

Arezzo :

Nell’anno 2017 sono state attivate 354 ads, nel 2018 487, nel 2019 589.

Per quanto riguarda la seconda domanda, la risposta è zero, per la terza domanda, è impossibile estrapolare tali dati dal nostro sistema informativo, comunque se non ci sono familiari disponibili o sono in conflitto fra loro, viene nominato un avvocato, quindi abbastanza sporadicamente.

 

Torino:

Abbiamo inoltrato all’Ufficio tutele per competenza

 

Belluno :

Si invia provvedimento di NON autorizzazione

emesso dalla Presidente del Tribunale (per difficoltà di estrapolazione)

 

Cuneo :

Comunico che il Presidente ha dichiarato NLP (non luogo a provvedere) sulla Vs. Istanza, come in parte motiva.

Il presidente di sezione ritenuto che la risposta comporterebbe per la cancelleria un lavoro assai gravoso,tenuto anche conto dell’attuale fase emergenziale, dichiara non luogo a provvedere.

 

Siena :

Non è stato possibile ricavare tutti i dati da voi richiesti per limiti del sistema applicativo in uso.

Nello specifico possiamo rispondere come segue:

2017 – 341

2018 – 386

2019 – 392

Purtroppo non ci è possibile estrarre i dati relativi agli amministratori, se familiari o estranei o avvocati, senz’altro possiamo dire “a braccio” che generalmente quando la nomina non coincide con un familiare coincide con un professionista avvocato.

All’incirca quest’ultima ipotesi si aggira intorno al 50% delle pratiche e forse anche di più però è un dato assolutamente indicativo.

 

Bolzano :

Al seguente link si trovano le indicazioni per l’esercizio dell’accesso civico generalizzato

https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_29_22_2.page?previsiousPage=mg

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Teramo:

Non appare evidente la ragione per la quale un’associazione non ben individuata sarebbe legittimata attivamente a fare una richiesta del genere. Per cui la si rigetta in quanto troppo generica

 

Livorno:

Nell’anno 2017 SONO STATE ISCRITTE N. 312 ADS

Nell’anno 2018 SONO STATE ISCRITTE N. 307 ADS

Nell’anno 2019 SONO STATE ISCRITTE N. 394 ADS

E’ IMPOSSIBILE RISPONDERE ALLE DOMANDE N. 2 E N. 3 IN QUANTO IL SISTEMA NON PREVEDE DISTINZIONE TRA AVVOCATI E PERSONE COMUNI E IL DATO SI PUO’ AVERE SOLO APRENDO IL SINGOLO FASCICOLO.

 

Viterbo :

Spiace rappresentare che, sia per ragioni di gravissima carenza di personale (si tratta di dati che per la maggior parte andrebbero ricercati manualmente), sia per ragioni formali legate all’assenza di una autorizzazione specifica del Ministero della Giustizia , la Cancelleria non può esaudire la richiesta.

 

Benevento :

Pur essendo sensibili alle motivazioni sottese, spiace comunicare che il programma informatico miniseriale in uso non consente l’estrazione automatica dei dati pertanto la ricerca cartolare per ogni singolo procedimento comporterebbe una notevole distrazione di personale dall’ordinaria organizzazione di lavoro, con forti ricadute sui tempi e adempimenti di cancelleria.

 

Pesaro :

2017 :  307 , ESTERNI 6, AVVOCATI 30

2018 :  413 , ESTERNI 1, AVVOCATI 27

2019 :  410,  ESTERNI 5, AVVOCATI 55

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Care amiche e cari amici,

Diritti alla Follia celebrerà on line il suo terzo congresso nell’ intera giornata di sabato 24 ottobre 2020.

Abbiamo scelto di dedicare la mattina (9.00 – 13.30), oltre che agli adempimenti congressuali, alla disamina dell’ “attualità” degli impegni oggetto dell’attività dell’ associazione: la riforma del TSO, delle misure di sicurezza per i non imputabili, degli istituti limitativi della capacità di agire per ragioni connesse al cosiddetto “disagio psichico” .

Il dibattito sarà animato da contributi di giuristi, psichiatri e operatori, da testimonianze e da militanti dell’impegno per i diritti di quanti –  in quanto destinatari di diagnosi psichiatrica –  subiscono le conseguenze di tale etichettamento sul piano della libertà personale.

Il pomeriggio (dalle ore 15.00 alle ore 19.30) sarà dedicato ad un approfondimento dell’istituto dell’amministrazione di sostegno, oggetto di una specifica “Campagna” lanciata dall’associazione in una prospettiva di profonda riforma dell’assetto normativo oggi in essere.

Nata con il dichiarato intento di sostituire l’istituto dell’ interdizione, per garantire al “beneficiario” (più dolcemente definito tale) minori limitazioni alle facoltà di compiere scelte personali in modo autonomo, l’ “amministrazione di sostegno” – a quasi quindici anni dalla legge del 2006 che l’ha istituita – si è rivelata da tempo strumento di vessazione degli “psichiatrizzati”, spesso privati definitivamente della possibilità  di interloquire sulle proprie cure, sulle proprie condizioni di vita, sul proprio destino, sulla base di decreti del Giudice tutelare che aggirano le pur labili e minimi garanzie riconosciute in materia di trattamento sanitario obbligatorio, di fatto come, per numeri più contenuti, accadeva già e continua ad accadere attraverso gli istituti della tutela degli interdetti e della curatela degli inabilitati.

Va formandosi, intanto, un “esercito” di amministratori di sostegno professionali, spesso legati da rapporti impropri con i Giudici tutelari che li nominano e di cui sono “fiduciari”, già organizzati in associazioni di categoria, impegnati a moltiplicare i loro “utenti” (dai quali sono spesso obbligatoriamente retribuiti) e ad esercitare diritti di vita e di morte sugli stessi.

Dobbiamo essere consapevoli del fatto che il tema dei diritti dei “pazienti” (cioè di coloro che sopportano pazientemente da decenni la violazione dei propri diritti umani)  è totalmente assente dal dibattito ufficiale in tema di salute mentale. Le recenti celebrazioni dei 40 anni dalla legge (cosiddetta) Basaglia, come gli eventi dei giorni per la “giornata internazionale della salute mentale” hanno costituito l’ occasione per l’autocelebrazione del “modello italiano”, per le consuete affettuose “pacche  sulle spalle” ai “pazienti”, per l’eterno battere cassa degli operatori sanitari (medici ed infermieri) che chiedono più soldi e più personale per “curare” meglio, per l’ennesima esibizione degli spettacolini teatrali e dei soprammobili di ceramica frutto dei laboratori della salute mentale, nei quali i “pazzi” – spogliati di dignità, volontà e diritti – divengono materiale utile all’ industria del sociale, garantendo la crescita di buone coscienze a buon mercato e di qualche posto di lavoro nell’ associazione o nella cooperativa vicine e gradite alla psichiatria pubblica.

In questa presa d’atto c’è il senso della Radicalità (nel senso della tradizione Radicale che incarna e dell’inconciliabilità della prospettiva che assume a fronte delle altre che sono in campo) dell’alternativa di cui “Diritti alla Follia”, insieme a pochi compagni di viaggio, è portatrice.

Al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al quale in occasione della giornata internazionale della salute mentale hanno messo in bocca lo stanco “non lasciateli soli”, rispondiamo “lasciateli soli”. Dell’ aiuto di questo TSO come di questa amministrazione di sostegno i “pazienti” fanno e faranno volentieri a meno. Andrea Soldi avrebbe avuto bisogno di essere “lasciato solo” sulla panchina del parco torinese dove era seduto, invece che ucciso nell’esecuzione di un Tso; Franco Mastrogiovanni avrebbe avuto bisogno di essere “lasciato solo” sulla spiaggia cilentana che frequentava giornalmente invece che essere prelevato con la forza per essere ucciso in un letto d’ospedale dopo quattro giorni di contenzione ininterrotta; Elena Casetto avrebbe avuto bisogno di essere “lasciata sola” invece di morire bruciata viva in un ospedale di Bergamo dove nella concitazione dell’incendio divampato non c’è stato tempo di scioglierla dalle fasce con cui era legata.

Ma cosa ne sa Il Presidente della Repubblica, poverino, di tutto questo?

Cosa ne sanno i cittadini che il “modello italiano” di Tso è destinatario da sedici anni di reprimende da parte del Comitato di Prevenzione della Tortura (CPT) del Consiglio d’Europa, senza che nessuna istituzione italiana si sia presa neanche la briga di tradurre quelle raccomandazioni che devono restare clandestine?

“Diritti alla Follia”, a tre anni dalla sua vita statutaria, è chiamata allora ad un salto di qualità, ad una crescita e ad un’efficacia di azione adeguata all’enorme responsabilità che già ha assunto: il rappresentare la speranza più concreta per decine di migliaia di persone imbottite, oltre che di farmaci non  desiderati, di “piani terapeutici”, sceneggiature teatrali e “lavoretti” di varia natura, e private  della possibilità di esprimersi, di camminare al sole o sotto la pioggia, di amare, di manifestare se stessi, di vivere.

Dobbiamo essere capaci di introdurre nell’agenda politica del paese i progetti di riforma di cui siamo portatori ed imporli all’attenzione delle aule parlamentari; dobbiamo essere capaci di raccogliere le energie umane e finanziarie necessarie a questo scopo (magari grazie a “pazienti” che “pazientino” di meno e trovino la voglia di impegnarsi per l’affermazione dei propri e altrui diritti); dobbiamo entrare con la forza della fantasia e delle nostre buone ragioni nel circuito informativo relativo ai temi della salute mentale.

Per questo ti chiediamo aiuto, ti chiediamo di iscriverti, di partecipare al Congresso animandone il dibattito, di stare al nostro fianco nel cammino di libertà in cui siamo impegnati.

La modalità telematica (piattaforma “zoom”) con la quale celebreremo il Congresso ci impone di preorganizzare le presenze:

  • per partecipare al Congresso in qualità di iscritto, contribuendo all’elezione delle cariche ed alla votazione dei documenti congressuali, ti chiediamo di perfezionare il versamento entro il 24 ottobre;
  • per partecipare al Congresso (a parte coloro che sono già stati inseriti in scaletta), avendovi la possibilità di intervenire per 5 minuti nella fase di “dibattito generale” sia la mattina che il pomeriggio, chiedici di inviarti il link per il collegamento, scrivendo a dirittiallafollia@gmail.com

 

Se desideri iscriverti o rinnovare la quota puoi effettuare il pagamento della quota associativa tramite Paypal o Carta di Credito

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LA SEGRETARIA,

Cristina Paderi

IL TESORIERE,

Michele Capano

Regolamento Assemblea Generale dei Soci

 

 

 

Il Garante nazionale dei diritti delle persone  detenute o private della libertà personale  a Giugno 2019  ha effettuato una visita tematica della durata di cinque giorni nella regione Sardegna.

La visita ha avuto un carattere prevalentemente tematico poiché non ha riguardato tutto il territorio , né tutte le aree di analisi proprie del Garante nazionale. Infatti, si è concentrata in particolare sulla tutela della salute mentale, con visite a Servizi psichiatrici di diagnosi e cura di alcuni Ospedali civili e alla Residenza per le misure di sicurezza (Rems) di Capoterra. All’area penale è stata riservata soltanto una visita alla Casa di reclusione di Oristano-Massama e all’area delle Forze di Polizia una visita alle strutture della Compagnia dei Carabinieri di Cagliari.
Le strutture visitate sono state, quindi, le seguenti:
– Rems di Capoterra
– Servizio psichiatrico di diagnosi e cura 1 dell’Ospedale “SS. Trinità” di Cagliari (Spdc 1)
– Servizio psichiatrico di diagnosi e cura 2 dell’Ospedale “SS. Trinità” di Cagliari (Spdc 2)
– Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’Ospedale “San Francesco” di Nuoro
– Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’Ospedale “San Martino” di Oristano
– Casa di reclusione “Salvatore Soro” di Oristano-Massama
– Compagnia dei Carabinieri di Cagliari

In generale, è stata rilevata una scarsissima, se non nulla, conoscenza della figura del Garante nazionale e del suo mandato nell’ambito della salute da parte di chi era presente. Tuttavia, ciò non ha comportato particolari criticità a effettuare le visite, tranne in un caso, riconducibile in particolare a una persona dello staff medico: la criticità è stata comunque superata, con l’intervento di altri membri dello staff e del responsabile del Dipartimento per la salute mentale. La visita è proseguita, anche se in un clima di scarsa collaborazione.
Il Garante nazionale non può tuttavia esimersi dal segnalare il caso per la rilevanza che esso assume nel corretto esercizio dei compiti e dei poteri tra soggetti istituzionali che devono essere visti in un univoco contesto cooperativo, pur con ruoli differenti.
La mancanza o la cattiva gestione dei registri relativi, in particolare, ai Trattamenti sanitari obbligatori (Tso) e alla contenzione è un problema rilevato trasversalmente nei diversi servizi.

Diffusissima e fuori controllo la pratica della CONTENZIONE MECCANICA

Dalla visita sono emerse alcune criticità di ordine generale che si riportano qui di seguito nell’articolo :

http://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/resources/cms/documents/946267c7de7c02a770da019155418555.pdf

 

Oggetto : TSO signor Musso Dario Giuseppe, cittadino del Comune di Ravanusa (AG) contenuto per 6 giorni all’ospedale ospedale di Canicattì, reparto psichiatria

 

Alla C.A. del Garante Nazionale dei diritti privati della libertà e ristretti dott. Mauro Palma

Alla C.A. del Garante dei detenuti regione Sicilia  dott. Giovanni Fiandaca

 

Egr. dott. Palma

Egr. dott. Fiandaca

 

Mi chiamo Cristina Paderi, faccio parte dell’Associazione  “Diritti alla Follia”, associazione costituita nel 2018 ed impegnata nel campo dei diritti degli utenti psichiatrici, in particolare di coloro che si trovano in privazione della libertà personale perchè sottoposti a trattamento sanitario obbligatorio.

Vengo subito all’oggetto della mia mail .

Succede a Ravanusa, un comune di 11000 abitanti in provincia di Agrigento : Il giorno 02 di maggio un uomo di 34 anni, Dario Giuseppe Musso viene obbligato, con l’esercizio della forza fisica, ad un trattamento sanitario sul suo corpo e a un internamento coatto nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Canicattì.

Motivo del TSO (si evince dall’ordinanza sindacale) : scompenso psichico (punto).

La vicenda indigna  migliaia di persone e in pochi giorni diventa un caso nazionale (ma solo su stampa non mainstream e su social network).

Perchè tanto clamore ? I video relativi alla vicenda  raggiungono migliaia di visualizzazioni, in centinaia si mobilitano sul web, si susseguono trasmissioni televisive, interviste su testate giornalistiche,  radio locali e nazionali . Perchè  ? Che cos’ha di diverso il TSO del signor Musso rispetto a quello di tantissimi altri ?

La risposta è molto semplice : perché sotto gli occhi degli sconcertati spettatori affacciati dai balconi (che per fortuna erano presenti  così da poter riprendere ciò che accadeva), ad essere scaraventato sull’asfalto, ad essere sedato in maniera brutale, ad essere trasportato con la forza in un luogo che lui non aveva scelto (ad opera di forze di polizia e medici),ad essere legato mani e piedi ad un letto PER GIORNI, ad essere sorvegliato , provvisto di  catetere, ad essere imboccato da infermieri, è un uomo e cittadino ritenuto sano di mente.

Il TSO di Dario Musso viene quindi battezzato “TSO di opinione”, dato che prima della sua “cattura” l’uomo manifestava pubblicamente dalla sua auto, megafono alla mano, ed esprimeva chiaramente la sua opinione sull’attuale pandemia da Coronavirus.

L’indignazione collettiva nasce quindi essenzialmente dal fatto che il signor Musso non sarebbe  interessato da patologie psichiatriche, il che equivarrebbe col dire che  tutto ciò sopra descritto potrebbe eventualmente essere “giustificato” nei confronti dei cosiddetti “malati psichiatrici”, senza che nessuno si indigni minimamente.

Tutto questo a mio parere è inaccettabile.

E’ inaccettabile che sia accaduto al signor Musso, che nell’ora in cui vi ho scritto probabilmente si trovava ancora legato mani e piedi ad un letto di ospedale e oggi, 9 maggio, è stato finalmente liberato ; è inaccettabile la lesione della sua dignità personale (forse irreversibile); è inaccettabile la violenza perpetrata nei suoi confronti ; è inaccettabile la violenza che hanno subito tutti coloro che hanno visto  le immagini della “cattura” del signor Musso.

Ma sopratutto, è assolutamente inaccettabile che esattamente la stessa cosa  accada abitualmente a coloro ritenuti insani nella mente senza che  nessuno muova un dito ! Adesso basta tacere, basta negare l’evidenza che è sotto gli occhi di tutti!

 

Attendo cortese riscontro e ringraziandovi per l’attenzione saluto cordialmente

Cristina Paderi

Segretaria Associazione “Diritti alla Follia”

 

09 maggio 2020

Qui di seguito si riporta il testo della mail inviata questa mattina agli organi istituzionali sottoelencati

PRESIDIO OSPEDALIERO BARONE LOMBARDO CANICATTÌ

  • AL RESPONSABILE SPDC
  • AL DIRETTORE SANITARIO
  • AL DIRETTORE AMMINISTRATIVO

AL SINDACO DEL COMUNE DI RAVANUSA  (AG)

AL GIUDICE TUTELARE DI AGRIGENTO

e p.c.

AL GARANTE NAZIONALE DEI DIRITTI DELLE PERSONE DETENUTE

O PRIVATE DELLA LIBERTÀ PERSONALE

AL PRESIDENTE DEL COLLEGIO, DR. MAURO PALMA

AL COMITATO EUROPEO DI PREVENZIONE DELLA TORTURA

AL SEGRETARIO ESECUTIVO, DOTT. RÉGIS BRILLAT

ALL’ AVV. MASSIMILIANO MUSSO

 

OGGETTO: CONTENZIONE PROLUNGATA IN ATTO A CARICO  DEL SIG. DARIO GIUSEPPE MUSSO, PRESSO IL SERVIZIO PSICHIATRICO DI DIAGNOSI E CURA DELL’ OSPEDALE BARONE LOMBARDO DI CANICATTI’ (AG).

RICHIESTA DI INTERVENTO IMMEDIATO

Gentili autorità, ci rivolgiamo alla vostra attenzione in rapporto alla responsabilità rivestita circa il trattamento sanitario obbligatorio del Sig. Musso Dario Giuseppe: per averlo ordinato (sindaco di Ravanusa AG), per averlo convalidato (Giudice Tutelare Tribunale Agrigento), per averlo eseguito (medici SPDC Canicattì ).

L’ Associazione “Diritti alla Follia”, a nome della quale scriviamo come investiti del ruolo di  Segretaria e Tesoriere,  si occupa dell’ affermazione delle prerogative di quanti, a causa della condizione psichica propria o altrui (spesso a causa, cioè, della condizione psichica di chi incarna le istituzioni) si trovino a subire restrizione di libertà o di capacità, in assenza di garanzie procedimentali o sostanziali.

Abbiamo appreso dall’ ascolto di una telefonata tra un medico dell’ SPDC e l’ Avv. Lillo Massimilano Musso  (fratello ed avvocato di Dario Giuseppe Musso) che quest’ ultimo si trova in uno stato di contenzione fisica, prolungata ed ininterrotta, dal giorno 02/05/2020, quando un’ ordinanza del Sindaco  (emessa in assenza di un accertamento diretto delle condizioni del “paziente”,  e convalidata il 5 maggio, previa compilazione di fogliettino di modello prestampato, dal Giudice Tutelare ) lo privava della libertà personale e della stessa disponibilità dei movimenti del corpo, sulla base di una diagnosi di “scompenso psichico con agitazione psicomotoria”, inserita in apposito spazio sul fogliettino del  modello prestampato, all’ interno di cinque righi definiti “relazione sanitaria” dal medico ha convalidato la proposta di TSO occupandosi del riempimento della seconda metà dell’ unica facciata dello stesso modulino prestampato.

Lasciamo in questa sede (solo in questa sede e per adesso, beninteso) in disparte il rilievo che i filmati video, dai sottoscritti visionate ed all’ attenzione del Tribunale di Agrigento nell’ ambito del ricorso avverso il provvedimento di convalida del TSO (con udienza fissata il 4 Giugno, cioè 33 giorni dopo l’ avvio di un trattamento sanitario coatto che ne dura 7), mostrano un intervento sanitario forzato nei confronti del Sig. Dario Giuseppe Musso effettuato:

  • senza alcun tentativo di colloquio con lo stesso;
  • in assenza della dott. ssa  autrice della proposta di trattamento sanitario obbligatorio, come della dott. ssa  che ne ha disposto la convalida;
  • in rapporto ad una condotta espressiva di opinioni politiche (corrispondente all’ inesistenza di una condizione “pandemica” con conseguente “illegalità” delle disposizioni anti-Covid) condivisa da alcuni esponenti della comunità scientifica (nei presupposti) e da alcuni costituzionalisti italiani (nel giudizio sull’ “abusività” dei DPCM che hanno ristretto la libertà dei cittadini), ed in ogni caso: opinioni (espresse senza alcun gesto violento).

Intendiamo invece qui ed ora segnalare che con la sentenza 07/11/2018 n° 50497 della V sezione, la Corte di Cassazione ha esplorato a fondo, a margine della nota vicenda “Mastrogiovanni” (il maestro salernitano morto nell’ SPDC dell’ Ospedale di Vallo della Lucania nel 2009 dopo 87 ore di ininterrotta contenzione) i presupposti di liceità della pratica della “contenzione”, escludendo che possa essere ricondotta alla nozione di  “atto medico”. La funzione di mero presidio «di tipo “cautelare”» attribuita alla contenzione, come forma di coercizione fisica, risponde – ad avviso dei Supremi Giudici –  a una logica di extrema ratio: cosicché, anche nel contesto sanitario, può ammettersene l’uso soltanto in situazioni straordinarie e limitatamente al tempo necessario per fronteggiarle: venendo così in rilievo,  a fronte di un comportamento che corrisponde all’ effettuazione di un sequestro di persona, , la sola causa di giustificazione possibile  dello “stato di necessità”. La sentenza provvede a specificare, in relazione alle ipotesi di contenzione del paziente psichiatrico, alcuni dei presupposti di operatività dell’art. 54 c.p.:

  • l’attualità del pericolo preclude un utilizzo della contenzione «in via “precauzionale”», dovendosi fondare su riscontri obiettivi – ricavati da un «costante monitoraggio del paziente» e da una valutazione completa dell’evoluzione del quadro clinico – idonei a far ritenere, secondo la scienza medica, quantomeno imminente un’offesa all’incolumità personale, mentre dalla conversazione ascoltata (oltre che dal video analizzato) sembra evidente che gli interventi di costrizione fisica nei confronti del Sig. Musso corrispondano esattamente a tale “precauzionalità”, non essendo stati preceduti da alcun colloquio;
  • la proporzionalità della contenzione – una volta accertata l’inefficacia di misure alternative – deve intendersi sia in senso cronologico, da commisurarsi quindi alla durata del pericolo (o meglio, della sua attualità), sia in termini di intensità, dovendo il medico valutare la possibilità di immobilizzare solo alcuni arti. Nel caso del sig. Musso, si ha modo di apprezzare che esso sarebbe legato mani e piedi, ed in modo ininterrotto dall’ avvio del ricovero coatto.

Su tale base, vi chiediamo:

  • di “slegare” (per i medici), o di “far slegare” (per il Sindaco e per il Giudice Tutelare) Dario Giuseppe Musso;
  • di consentire (per i medici), o di “obbligare a consentire” (per il Giudice Tutelare) che il Sig. Dario Giuseppe Musso possa incontrare i familiari, ed in particolare il fratello ed avvocato Lillo Massimiliano Musso: circostanza “vietata” – a quanto è dato apprezzare dalle registrazioni – fino a questo momento
  • di non rinnovare (per il Sindaco) il Trattamento Sanitario Obbligatorio, attese – a tacer d’ altro – le condizioni in cui lo stesso viene concretamente eseguito.

 

Roma, 09/05/2020

Associazione “Diritti alla Follia”:

la Segretaria, Cristina Paderi

il Tesoriere, Michele Capano

 

 

 

 

In Italy, psychiatric treatments are usually voluntary. Therefore, each of us has the right to choose “if” and “how” to be cured, to be adequately informed about nature and effects of therapies and to refuse any type of treatment imposed against our will. Law 833/1978 (which “incorporated” Law 180/1978) regulates an exception to this principle: the Involuntary Treatment. Therefore, in presence of this type of provision, we can be subjected against our will to psychiatric treatment.
                                                                    INVOLUNTARY TREATMENT:
                                                                 DO YOU KNOW YOUR RIGHTS?
Information leaflet on the rights of individuals subjected to Involuntary Treatment in hospital regime .
                                                                 Normative reference :
• Law n° 833/1978 , Articles 33-34-35
Other sources consulted :
• Italian Constitution Articles 32- 13- 24
• EU 679/2016 Privacy Policy (G.D.P.R.)
• European Charter of Patients’ Rights
• Declaration on the promotion of patients’ rights in Europe
• Committee for the Prevention of Torture and Inhuman or Degrading Treatments (CPT) Reports
• European Convention for the Protection of Human Rights

The fourth paragraph of Article 34 of Law 833/78 provides that Involuntary Treatment for mental illness can be carried out with forced hospitalization only if:
“- there are psychic alterations such as to require urgent therapeutic interventions, – if the same are not accepted by the patient, and if there are no conditions and circumstances that allow the adoption of timely and appropriate non-hospital health measures.”

                          INVOLUNTARY TREATMENT IN HOSPITAL REGIME:
                                                           LEGAL PROCEDURE
• A doctor (not necessarily a psychiatrist) visits you personally.
• Below, the three conditions that must exist simultaneously in order to be subjected to Involuntary Treatment:
1) A doctor detects a possible state of mental alteration that he considers so serious as to require urgent therapeutic interventions that cannot be postponed;
2) he proposes therapeutic interventions; you refuse these interventions;
3) there are no conditions, thanks to which, therapeutic interventions could be carried out, in a timely manner, in a non-hospital context (for example at the Mental Health Centre or at home).
The doctor insists and tries to convince you by establishing a dialogue and persuasion, informing you about the therapeutic interventions proposed, in order to obtain your consent and therefore your voluntary hospitalization;

• you continue to refuse both therapeutic interventions and hospitalization;
• the doctor draws up a certificate specifying: your personal details; his personal details and contacts; the reason for requesting Involuntary Treatment described in detail (not only the psychiatric diagnosis).
He must not use pre-printed forms; must describe all the initiatives undertaken to convince you of voluntary hospitalization; must cite the normative references and insert place, date, time, stamp and legible signature;
• the doctor sends the certificate to the Mayor of your municipality , or of the municipality where you are at that moment;
• the doctor calls and consults a second doctor (not necessarily a psychiatrist but obligatorily operating in the public service);
• the second doctor visits you personally and he also draws up a detailed certificate adding the indication of the hospital ward called Psychiatric Service of Diagnosis and Treatment in which you ought to be hospitalized.
If he agrees with his colleague, he validates the proposal of Involuntary Treatment to be sent to the Mayor;
• both certificates must be sent to the Mayor.
The Mayor, or his delegate, having acquired the two certificates, may issue an order within 48 hours from the validation (the Mayor may not validate the proposal even if it is not literally foreseen in the law): it is up to the Mayor to adopt such measures, in quality of local health authority and holder of the power to issue urgent orders.
The Mayor’s order is an administrative act which implies the notification to the person concerned (unfortunately this is not explained in the legislation).

Involuntary Treatment is an act of limitation of personal freedom which, issued in the form of an order, becomes effective precisely thanks to the notification to the person concerned.
The law does not provide for any notification of the provision to the person subjected to Involuntary Treatment (neither by the Mayor nor by the Judge).
The need to make the person aware of the modality and terms in which he can oppose the provision that concerns him is an integral part of the right to a full defense and it is a constitutional right. The notification has the function of bringing the document to the attention of the recipient, in order to allow the adversarial procedure to be established and the effective exercise of the right of defense (art. 24 const. “Right of defense”).
In each document notified to the addressee, the term and the authority to which it is possible to refer must be indicated. Often the documents are not delivered to the person concerned, who must expressly request them, with the difficulties that this entails.

“It is necessary that the person concerned has the right to access to a Court and the opportunity to be heard personally or, if necessary, through a certain form of representation.
Otherwise he would not benefit from the fundamental procedural guarantees applied in the matter of deprivation of liberty” (Source: ECtHR, Winterwerp v. Netherlands, October 24, 1979, n. 33).
The Mayor’s order must include: your personal details; general information of both doctors; indication of the ward, place, date, time and legible signature;

• the order, if it is not carried out within 48 hours from its issue, lapses and this must be communicated to the Mayor. If it is still considered necessary, the request of Involuntary Treatment must be renewed (with the same legal procedure).
• If you were in a different municipality, the Mayor who issues the order will notify the Mayor of your municipality. He also sends notice to the Ministry of the Interior, to the Embassy and / or to the competent Consulate in case you are a stateless or foreign citizen.
• The Mayor transmits the order to the municipal police office which is the body that materially makes it enforceable and supervises its correct execution;
• the municipal police, together with health personnel, will accompany you to the psychiatric ward located inside public or conventioned hospitals.
• In special cases, the presence of the police may be required.

The provision with which the Mayor orders the Involuntary Treatment in hospital regime, together with the motivated medical proposal and the validation, must be notified, within 48 hours from your hospitalization, to the Guardianship Judge of the district of your municipality.
The Guardianship Judge, within 48 hours after receiving the order, having received some information and arranged for any investigations, provides with a motivated decree to validate or not validate the provision and notifies the Mayor. In case of failure to validate, the Mayor orders the termination of the Involuntary Treatment in hospital regime.

The Guardianship Judge is a tribunal judge who is entrusted with questions concerning subjects that are incapable or not at all capable of providing their own interests. The Guardianship Judge, therefore, essentially deals with protecting vulnerable subjects, such as minors and incapacitated persons. His function is essential, as each of his provisions is adopted in the exclusive interest of the subject (minor, incapable, etc.) for which his intervention was requested.

Involuntary Treatment implies a restriction of freedom, as well as the deprivation of the constitutionally guaranteed right to choose whether or not to undergo a medical treatment.
In the current legislation it is not explicitly foreseen that the person concerned is personally heard by the Mayor and by the Guardianship Judge, never, at any stage of the procedure (as envisaged by the Committee for Torture Prevention Standards). There is therefore a constitutional right of defense problem that should be guaranteed to every person. The fact that it is possible to exercise it, does not reassure, because if there is no obligation to respect a certain form of guarantee, this will be difficulty adopted.
Below we indicate the rights of those who are often not given a voice, rights that are often just on paper, we know that practice seems to go in a completely different direction.
This does not discourage us, and should not discourage us, from reaffirming the existence and the enforceability of our rights.

                                                                    YOUR RIGHTS:
Involuntary Treatment must always be carried out according to article 32 of the Constitution, in respect of the person’s dignity and of civil and political rights, among which, as far as possible, also the free choice of the doctor and the place of treatment (art.33 L.833 / 78), in fact:

• you have the right to freely choose your place of treatment (art.33 L.833 / 78) (we know that practice is different) . You can choose the ward in which to be hospitalized, if compatible with availability of beds and your distance from the structure.
• You have the right to freely choose your doctor (art.33 L.833 / 78) (it seems impossible but it is so), so if you prefer to be followed by a doctor rather than another, you can be visited by this doctor and keep to treatments he will prescribe you.
• You have the right to communicate with the outside (art.33 L.833 / 78), they cannot subtract your phone, pc or other devices (respecting other people’s privacy and avoiding the use during the rest hours) and you can contact anyone: your family, friends, acquaintances, associations, a lawyer, the Guardianship Judge.
• You can receive visits from anyone you want to authorize to enter the ward, in accordance with visiting hours (this is not explicit in the legislation but it would be part of the right to communication).
• Although you cannot refuse treatment you have the right to therapeutic choice (this is not explicitly provided in the Involuntary Treatment Law): every individual has the right to freely choose between different procedures and health care providers on the basis of adequate information (Source: European Charter of Patients’ Rights).
• Ask to know the details of the Involuntary Treatment (even if it is not written in black and white in the current legislation), you have the “Right to information”: every individual has the right to access to all the information concerning his state of health (Source: Declaration on patients’ rights promotion in Europe). Be sure of your status (that is, if you are a voluntary or involuntary patient).
If you think there may be an abuse or a violation of your rights, ask to communicate with the competent Guardianship Judge (the one operating in the Municipality whose Mayor has ordered your Involuntary Treatment). It is important to be clear that they cannot refuse to put you in touch with the Guardianship Judge (it is not explicit in the legislation but is implicit in your right to communication with anyone).
“It is difficult for the person subjected to Forced Treatment to find the way to contact the Judge during his hospital admission. It is true that according to Art. 33 “in the course of Involuntary Treatment, the sick person has the right to communicate with whom he considers appropriate”, but if he does not have anyone with whom to communicate, and does not have anyone to support him in his intention to oppose Forced Treatment (family members, associations, friends, …) it will be really difficult, in practice, to do it, taking into account the position of absolute subjection that he acquires as a compulsory patient ” (from: The Therapeutic Coercion. A comparative study by M. Pelazza).

Forced Treatment has a duration of 7 days, with the possibility of renewal of 7 in 7 (in the current legislation there is no time limit !!). It is also possible that the conditions that require Forced Treatment cease to exist. The task of communicating these eventualities to the Mayor is always of the health responsible of the psychiatric service of the local health unit. The Mayor must notify the Guardianship Judge.
. You have the right to contact your trusted lawyer (even if this is not explicit in the legislation, it is part of your right to communicate with anyone): Forced Treatment is a limitation of personal freedom. (“No form of detention, inspection or personal check or any other restriction of personal freedom is admitted, except by a motivated document of the judicial authority”, art. 13 const. Par. 2).
• If you think that the procedure was irregular you can request the revocation or the modification of the provision directly to the Mayor (art. 33 L.833 / 78), anyone can do it. If someone wants to apply for revocation on your behalf, a proxy is required. Indicate the reasons for the request of revocation: the formal defects are easy to identify (for example the non-compliance with the formal steps, times, etc.).
It is more difficult to prove the non-existence of the conditions for Involuntary Treatment. Specifically, you should prove that the necessary conditions for hospitalization did not exist, i.e. that the intervention was not urgent or that you had not refused treatment or that an extra-hospital care setting was actually possible.
The revocation or amendment union provisions “are adopted by the same procedure as the revoked or modified provision” (art. 33 par. 8).
Remember: the Mayor has 10 days to answer you (in practice he could answer when hospitalization is ended !!).
• You have the right to access your medical record (although it is not expressly provided for in the current legislation).
. You have the right to access all information as well as all health documentation and records relating to your health condition. You have the right to read the medical record that concerns you and that contains anamnesis, diagnosis, prognosis, therapy and any other relevant data. At the time of your resignation, you have the right to request a copy of the medical record, sending a specific request to the hospitalization facilities. (Sources: European Charter of Patients’ Rights; Declaration on the promotion of patients’ rights in Europe: “Right to information”: each individual has the right to access all the information concerning his state of health).
If in doubt, ask the staff of the department:
. you have the right to be assisted by identifiable personnel, both in terms of qualification and with respect to the person and, therefore, with a visible and legible identification tag (Source: Declaration on the promotion of patients’ rights in Europe).
• You have the right to be respected in your personal privacy and data (Sources: EU Privacy Statement 2016/679 G.D.P.R.; European Charter for Patients’ Rights).
From the normative point of view there is no specific law that attributes to the psychiatrist the power to physically restrain the patient (in fact, in the current legislation on Forced Treatment there is no mention of it).
Involuntary Treatment does not necessarily justify mechanical restraint (i.e. being tied to the bed), except in very exceptional cases falling within the so-called
“State of necessity” art. 54 p.c.
Article 54 of the Penal Code:
The “state of necessity” is the exoneration required by article 54 of the penal code according to which “It is not punishable who committed the fact for having been forced by the need to save himself or others from the current danger of serious harm to the person, danger he did not voluntary caused or that was otherwise avoidable, provided that the fact is proportionate to the danger”.
The requirements for invoking the “state of necessity” are:
– the existence of a current and inevitable danger;
– the existence of a danger concerning serious harm to the person.
In simple words, those who practice restraint by demonstrating that they have acted within the framework of art. 54 p. c. are not punishable.

You can bring an appeal against the provision validated by the Guardianship Judge to the Court competent for territory (art. 35 L.833 / 78), whoever has an interest can do it.
The law does not provide for a deadline within which the appeal must be proposed and nothing is specified in the relevant article of the law. The ten-day deadline (article 739 p.c., third paragraph) is deemed to be applied.
You can perform and receive all the proceedings of the trial personally and in the trial before the Court you can have yourself represented by a person with a written mandate.
The appeal can be presented to the Court by registered letter with acknowledgment of receipt.
The President of the Court fixes the hearing for appearance of the parties and, having acquired the provision that ordered your Forced Treatment and having heard the public prosecutor, may suspend the same treatment even before the hearing for appearance is held.
On the request for suspension, the President of the Court provides within ten days.

At the end of the 7 days Involuntary Treatment can be renewed:
If, according to doctors, Forced Treatment must last beyond the seventh day, the health care provider responsible for the psychiatric service is required to formulate a motivated proposal to the Mayor, who communicates it to the Guardianship Judge, indicating the further presumable duration of the treatment. The same legal procedure that was used for the initial request must be performed and, of course, the three legal conditions must exist. At the end of the seventh day, if there is no validation of the extension, the hospitalization cannot legitimately continue.
Once forced treatment is ceased, due to the expiration of the terms or due to the absence of one or more conditions for its subsistence, you can request the resignation from the ward (Sources: Charter of the patient’s rights ; Health Services Card) and your request for “release” must to be heard. In fact, on
the basis of the aforementioned fundamental principle in the health sector, if there are not the conditions for the application of Involuntary Treatment there is the rule of voluntary interventions.
Therapeutic interventions, if present in the resignation document, can only be recommended.
In fact ,according to art. 32 of the Constitution par. 2: “No one can be obliged to a specific medical treatment except by law. The law cannot in any case violate the limits imposed for the respect of the human being”.

DOWNLOAD PDF  Involuntary Treatment

By the Radical Association: “Diritti alla Follia” “Rights to Insanity” founded on June 25th, 2018 Legal Address: Via Angelo Bargoni, 32 – 00153 Rome (RM) Italy, Europe
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"Stati d'animo"

“Stati d’animo”

Nuove   testimonianze dai luoghi di

privazione e restrizione della libertà.

Con il decreto “Cura Italia” si stabilisce che i detenuti con una pena definitiva inferiore ai 18 mesi possano usufruire della detenzione domiciliare .

Dalla Toscana mi scrive Bianca, angosciata, suo figlio attualmente si trova in carcere: “la comunicazione relativa alla possibilità di usufruire degli arresti domiciliari viene data direttamente dagli agenti penitenziari ai detenuti, senza passare per gli avvocati. Immaginate di essere chiusi dentro una cella insieme ad almeno altre due persone…di sentire solo le notizie angoscianti della televisione….non vi viene spiegato niente..i colloqui sono interrotti e i rapporti con gli operatori esterni drasticamente ridotti. Mio figlio può chiamare il suo avvocato solo al numero dello studio che, naturalmente,  in questo periodo è chiuso. Nel caos più totale non era riuscito a capire se poteva avere diritto alle misure alternative previste. Ho passato un’ intera mattinata a cercare di saperne di più e ho capito che, avendo dei processi in corso, non ha diritto ai domiciliari.

Non lo vedo da più di un mese…so qualcosa dalle telefonate settimanali…dorme molto ..è preoccupato per noi. Non riesco a sapere se gli danno farmaci…l’educatore del SERD che lo seguiva non può andare in carcere. Adesso ho saputo che il carcere di Prato ha in dotazione 17 smartphone per videochiamate Whatsapp. Si deve prendere un appuntamento che di solito è dopo 4 o 5 giorni. Il carcere di Livorno ha invece solo 7 smartphone e anche lì funziona con appuntamento iscrivendosi ad una piattaforma su internet”.

 Dal  sito del Garante nazionale privati libertà:

“Le restrizioni di vita negli Istituti detentivi: la sospensione da parte dell’Estonia dell’accesso all’aria, quantunque temporanea, potrà essere oggetto di sanzione da parte della Corte europea per i diritti dell’uomo poiché l’accesso ad almeno un’ora al giorno è considerato limite minimo inderogabile affinché il trattamento detentivo non degradi in modo tale da finire all’interno della locuzione “inumano e degradante” che è assolutamente vietato dalla Convenzione stessa”.

Bianca aggiunge, esprimendo tutta la sua preoccupazione: “tutto viene amplificato..angosce..depressioni..chi stava per intraprendere un percorso in comunità deve aspettare un tempo indefinito….adesso è possibile prenotare videochiamate con un’attesa di 3 o 4 giorni…ma è sempre troppo tempo ….spero si faccia qualcosa…”

Ma cosa accade nelle strutture residenziali psichiatriche?

Dal sito del Garante nazionale privati libertà:

“La Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, in tema di tutela dei diritti fondamentali afferma: bisogna guardare all’emergenza come a un sistema di scatole cinesi, dove il contenitore più piccolo, quello più chiuso e più lontano dalla visibilità della comunità esterna, è quello abitato dalle persone i cui diritti fondamentali sono maggiormente in pericolo e dove è forte il rischio di ulteriore discriminazione.  Fra le persone con disabilità ci sono altri soggetti vulnerabili che abitano questa “piccola scatola” nel cuore del problema: si tratta di coloro che sono ospitati nei contesti residenziali, istituti e ospedali psichiatrici. Per questo Dunja Mijatovi esorta gli Stati a non abbassare la guardia sui diritti fondamentali di queste persone, come invece è accaduto in taluni Paesi come, per esempio, il Regno Unito che non prevede più il doppio parere di un esperto per la collocazione di un soggetto con problemi psichiatrici in un’istituzione chiusa”.

Maurizio dalla Sardegna mi fa sapere speranzoso che ha letto di “poter accompagnare un suo familiare che, per la sua condizione di salute (fisica o psichica) o disabilità (cognitiva, intellettiva, relazionale) necessita di svolgere saltuariamente attività all’aria aperta”, così ha deciso di  chiedere alla struttura di portar fuori suo cugino per qualche passeggiata “fuori casa”. Risposta? “Anche il medico della struttura era d’accordo ma infine è rimasto dentro, recluso direi “.

Sento Jeanette al telefono mi da notizie di sua figlia Yaska, una giovane donna che attualmente risiede  in una Comunità che altri hanno scelto per lei, in Toscana.  Jeanette, amareggiata ma sempre propositiva, mi fa sapere che le restrizioni alla libertà di sua figlia “con o senza emergenza coronavirus” sono praticamente quasi le stesse.

Yaska” mi racconta Jeanette  “non può disporre del suo  cellulare e non ha diritto ad alcuna visita. Da un anno  non pratica alcuna attività sportiva e non le è permesso di uscire dalla struttura in autonomia. Prima della quarantena, riusciva ad uscire alcune volte al mese per qualche ora con un operatore, mai nel weekend”. Jeanette mi scrive e mi fa giustamente notare che stando così le cose,  i cittadini come Yaska, sotto cure psichiatriche, nella pratica, non possono godere neppure  dei diritti riservati anche ai nostri animali domestici. A tal proposito cita alcune normative  e una sentenza in cui si stabilisce che “il maltrattamento non sia da considerarsi solo in senso fisico, ma anche psichico, in quanto la legge vuole “tutelare gli animali quali esseri viventi capaci di percepire con dolore comportamenti non ispirati a simpatia, compassione ed umanità.”

Rossana dalla Puglia mi scrive per aggiornarmi sul suo amico Andrea, è preoccupata in quanto è tornato a casa dopo un ricovero di venti giorni in psichiatria, pare sia  “lasciato a se stesso” e sembra  si sia “scampato” la nomina urgente di un amministratore di sostegno,  “buon per lui” le dico… to be continued

Cristina 

 04  Aprile 2020

Per saperne di più

http://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/it/comunicati_stampa.page

http://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/it/dettaglio_contenuto.page?contentId=CNG8051&modelId=10021

Immagine: minifigura in plastilina “ Stati d’animo “ di Eric Loi  https://ericloiworks.com/

 

Io resterei  a casa ” :

Testimonianze dai luoghi di restrizione della libertà.

Il Comitato  per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti disumani o degradanti (CPT), organismo del Consiglio d’Europa, in questi giorni ha pubblicato una dichiarazione di principi relativa al trattamento delle persone private della libertà nel contesto della pandemia da coronavirus.

Qui di seguito un passaggio :

“La pandemia da coronavirus  si è rivelata una prova di carattere eccezionale per le autorità degli Stati membri del Consiglio d’Europa. Ciò comporta una sfida specifica ed intensa per il personale che opera nei vari luoghi di privazione della libertà personale quali i commissariati di polizia, gli istituti penitenziari e strutture psichiatriche, i centri di detenzione per migranti, le residenze per persone con disabilità o anziane così come le zone di confinamento recentemente istituite per le persone poste in quarantena. Pur riconoscendo la chiara necessità di adottare misure decise per combattere il COVID-19, il CPT sente il dovere di rammentare a tutti gli attori coinvolti la natura assoluta e cogente del divieto di tortura e di trattamenti inumani e degradanti. Le misure precauzionali adottate dalle autorità non devono mai giungere a configurare trattamenti inumani e degradanti delle persone private della libertà personale.  Il CPT ritiene che tutte le autorità competenti nell ’ambito del Consiglio d’Europa debbano attenersi ai dieci principi evidenziati, a cominciare da quello fondamentale che così è enunciato: «Il principio di base deve essere quello di adottare ogni possibile misura per la protezione della salute e della sicurezza di tutte le persone private della libertà personale. L’adozione di tali misure contribuisce a preservare di conseguenza la salute e la sicurezza del personale».

Ma è su questo punto che vorrei focalizzare l’attenzione :

Poiché lo stretto contatto personale contribuisce la diffusione del virus, le autorità devono concentrare i propri sforzi sul ricorso a misure alternative alla privazione della libertà personale. Tale approccio assume una natura imperativa in particolare in situazioni di sovraffollamento carcerario. Inoltre, le autorità competenti dovrebbero esercitare un ricorso maggiore a misure non detentive quali le alternative alla custodia cautelare, la commutazione della pena, la liberazione condizionale e la messa alla prova; la necessità di valutare lo stop ai prolungamenti dei ricoveri involontari dei pazienti psichiatrici; la dimissione o sistemazione di residenti di strutture per persone con disabilità o anziane nella comunità esterna. Inoltre, occorre limitare il più possibile la detenzione dei migranti. “

Prendo spunto da questo documento per riportare alcune testimonianze da chi vive in prima persona questa situazione.

In pratica ognuno fa per sé ”, mi spiega Valeria operatrice sanitaria presso una struttura che ospita persone con disabilità in un paesino della Sardegna, “ così come ribadito dal decreto del 4 marzo che attribuisce ai direttori sanitari delle strutture la responsabilità di valutare caso per caso chi far entrare o meno e perché”.

Poi aggiunge con una punta d’orgoglio  “ già prima del decreto noi abbiamo limitato al massimo le visite dei familiari, all’inizio questo ha causato proteste e malcontento, ma poi tutti hanno capito che l’abbiamo fatto per tutelare gli ospiti, e ci hanno ringraziato “.

C’è poi la situazione di chi è costretto a trascorrere le proprie giornate in strutture residenziali psichiatriche perché soggetto alle famigerate “misure di sicurezza” come  la libertà vigilata.

Conosco Roberto da anni, mi viene assai difficile pensarlo “socialmente pericoloso”, odiosa etichetta affibbiatagli in seguito ad una perizia psichiatrica durata  10 minuti, ed è stato pure fortunato a non finire in una residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza (REMS). Mi dice che da due anni attende il riesame della pericolosità sociale, un anno trascorso fuori dalla sua regione, la Sardegna, alla faccia della competenza territoriale. Mesi fa viene “collocato “  in una struttura in mezzo al nulla, finalmente viene fissata la sua udienza, ma arriva l’emergenza-virus e la rimandano, giorni da incubo per Roberto e tanti come lui.

Mi scrive: “ Vita nella comunità ai tempi del covid 19:Vietate le uscite fuori dalla comunità, niente rientri a casa, niente attività, nessun modo per passare la giornata in modo piacevole. Qui la situazione è pesante non vedo l’ora che finisca tutto questo, non se ne può più ,vorrei stare a casa con la mia famiglia perché qui le giornate sembrano più lunghe del solito… Tanti saluti”.

Mi scrive Carla, figlia di  un’anziana signora “ospite” di una residenza sanitaria assistita  (RSA) in Emilia Romagna :

“Delle residenze per anziani si sa poco e nulla , se non le descrizioni pubblicitarie che appaiono invitanti dalle varie carte dei servizi offerti.. Ciò che si sa delle RSA in tempi di coronavirus è ancora meno.

Come è andata la gestione dell’infezione da coronavirus? Ebbene non si sa, o meglio lo si sta appurando  pian piano e con molta fatica. Ci sono  state sicuramente delle circolari interne tra ASL e strutture, ma il contenuto è misterioso.  Di fatto quello che i familiari dei degenti hanno saputo è stato (tanto per cambiare) che dovevano seguire, loro,  nuove regole e che la spiegazione era appunto l’applicazione del DPCM.

 Quindi progressivamente, l’accesso dei familiari è stato sempre più limitato e infine escluso completamente. In pratica apparentemente tutto continuava come se niente fosse. Nessuna comunicazione più accurata o rassicurante è stata data alla maggioranza dei parenti esclusi.  Alcuni si sono dati da fare subito per stabilire contatti anche visivi tra malati e familiari, con tablet, videochat su whatsapp, a volte, i più fortunati, sono stati portati addirittura davanti a vetrate e finestre e ciò ha permesso ai degenti di vedere di persona i propri familiari.”

 Riguardo ai  ricoveri involontari nelle strutture psichiatriche, per intenderci, i trattamenti sanitari obbligatori (TSO) che in Italia si attuano nei servizi psichiatrici di diagnosi e cura degli ospedali., il CPT raccomanda  di limitarne il prolungamento.

Sento Rossana al telefono, vive in Puglia, mi dice che il  suo amico Andrea è stato ricoverato in psichiatria in questi giorni , pare sia in TSO. Alla scadenza il ricovero continua, Andrea esce dopo circa venti giorni.

In questi giorni capita di leggere articoli di cronaca che non si discostano di molto dai soliti a cui siamo abituati. Ci informano che a Torino  sarebbero aumentati i TSO a causa della quarantena forzata o chissà a  causa di cos’altro. Frasi come queste “Parliamo di tutti quei ricoveri forzati di pazienti che riscontrano problemi psichiatrici e che sono potenzialmente pericolosi per se stessi e per la comunità”, “soggetti aggressivi o mentalmente fragili” (il grassetto è in originale dall’articolo) , ci confermano quale sia l’opinione dominante, complice il lessico di molti giornalisti.

Concluderei con una considerazione di Carla sulle residenze per anziani  ”Nelle   strutture in cui non c’è il rispetto del malato e non si è curata e sviluppata una cultura della “valorizzazione della persona malata”, non ci sarà nessun cambiamento tra il pre-virus e il post-virus.  Senza nessun tipo di compensazione affettiva , una persona con demenza non potrà che sentirsi inutile. Come fare a distinguere tra un comportamento morale corretto nei  confronti  dei malati e uno scorretto  è la grande sfida del futuro, visto che le persone soggette all’assistenza nelle case di cura spesso  non possono parlare”

31 marzo 2020

Cristina   

Per saperne di più : CPT+su+coronavirus+e+privati+libertà

https://www.coe.int/it/web/cpt/-/covid-19-council-of-europe-anti-torture-committee-issues-statement-of-principles-relating-to-the-treatment-of-persons-deprived-of-their-liberty- https://rm.coe.int/16809cfa4b

Immagine: minifigura in plastilina “Corpo chiuso in gabbia “ di Eric Loi https://ericloiworks.com/

 

 

 

 F. ci inoltra la seguente testimonianza, ce ne chiede la pubblicazione e si assume la responsabilità delle sue dichiarazioni.

F., cittadino residente a Milano, insonne da troppo tempo, si reca al Pronto Soccorso  di un ospedale pubblico di Milano pensando che potrà tornare a casa quella stessa sera, invece…. 

  Reparto psichiatria. Novembre 2019

F. : “Mi hanno legato dalle 23 e 30 alle 7”.   

“Quando ero già legato e solo nella stanza (con delle porte con delle vetrate, per cui gli altri pazienti che passavano mi vedevano soffrire, ma se ne sono fregati) e chiedevo aiuto per il dolore ai polsi, alle caviglie e per la posizione davvero assurda in cui mi hanno costretto (legato supino e strettissimo) – e loro erano nella stanza accanto ed in grado di sentire – sono poi arrivati, dopo ore,  urlandomi addosso insulti e dicendo di vergognarmi per come mi ero ridotto, e che mi avrebbero fatto fare il TSO l’indomani mattina. Non ti dico la cattiveria nel tono e nelle facce, trasfigurate e l’umiliazione del tutto. Poi mi hanno gettato letteralmente in gola altra chimica e con estrema violenza mi hanno iniettato qualcosa – lasciandomi il segno per delle settimane. Un vero sequestro di persona con torture e minacce. Sicuramente hanno fatto di tutto per mettere in pericolo la mia vita – considerate anche le condizioni di estrema debilitazione in cui ero. 

Ho chiesto aiuto per delle ore, sperando ci fosse almeno un infermiere diverso, ma si sono rivelati tutti dei veri mostri. E considera che poi la mattina è arrivata mia madre, e che se non avessi avuto nessuno, chissà cosa sarebbe successo. 

E comunque, chi non ha nessuno, una volta nelle grinfie della psichiatria, è fregato, e questo è terrorizzante ed inaccettabile, è anche illegale a quanto ho appreso il fatto che non sia passato per nulla un medico in quelle 7 ore e mezza.”

 Non è necessario  aggiungere alcunchè al racconto di F.

Basta solo chiudere gli occhi e pensare che in questo preciso istante decine di persone, adulti, anziani e minori, nei reparti psichiatrici, nelle strutture sanitarie di ogni genere, nelle comunità,   nelle carceri, nei centri per gli immigrati, stanno subendo ciò che ci ha descritto F.

Restraint