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“Stati d’animo”: Nuove testimonianze dai luoghi di privazione e restrizione della libertà

"Stati d'animo"

“Stati d’animo”

Nuove   testimonianze dai luoghi di

privazione e restrizione della libertà.

Con il decreto “Cura Italia” si stabilisce che i detenuti con una pena definitiva inferiore ai 18 mesi possano usufruire della detenzione domiciliare .

Dalla Toscana mi scrive Bianca, angosciata, suo figlio attualmente si trova in carcere: “la comunicazione relativa alla possibilità di usufruire degli arresti domiciliari viene data direttamente dagli agenti penitenziari ai detenuti, senza passare per gli avvocati. Immaginate di essere chiusi dentro una cella insieme ad almeno altre due persone…di sentire solo le notizie angoscianti della televisione….non vi viene spiegato niente..i colloqui sono interrotti e i rapporti con gli operatori esterni drasticamente ridotti. Mio figlio può chiamare il suo avvocato solo al numero dello studio che, naturalmente,  in questo periodo è chiuso. Nel caos più totale non era riuscito a capire se poteva avere diritto alle misure alternative previste. Ho passato un’ intera mattinata a cercare di saperne di più e ho capito che, avendo dei processi in corso, non ha diritto ai domiciliari.

Non lo vedo da più di un mese…so qualcosa dalle telefonate settimanali…dorme molto ..è preoccupato per noi. Non riesco a sapere se gli danno farmaci…l’educatore del SERD che lo seguiva non può andare in carcere. Adesso ho saputo che il carcere di Prato ha in dotazione 17 smartphone per videochiamate Whatsapp. Si deve prendere un appuntamento che di solito è dopo 4 o 5 giorni. Il carcere di Livorno ha invece solo 7 smartphone e anche lì funziona con appuntamento iscrivendosi ad una piattaforma su internet”.

 Dal  sito del Garante nazionale privati libertà:

“Le restrizioni di vita negli Istituti detentivi: la sospensione da parte dell’Estonia dell’accesso all’aria, quantunque temporanea, potrà essere oggetto di sanzione da parte della Corte europea per i diritti dell’uomo poiché l’accesso ad almeno un’ora al giorno è considerato limite minimo inderogabile affinché il trattamento detentivo non degradi in modo tale da finire all’interno della locuzione “inumano e degradante” che è assolutamente vietato dalla Convenzione stessa”.

Bianca aggiunge, esprimendo tutta la sua preoccupazione: “tutto viene amplificato..angosce..depressioni..chi stava per intraprendere un percorso in comunità deve aspettare un tempo indefinito….adesso è possibile prenotare videochiamate con un’attesa di 3 o 4 giorni…ma è sempre troppo tempo ….spero si faccia qualcosa…”

Ma cosa accade nelle strutture residenziali psichiatriche?

Dal sito del Garante nazionale privati libertà:

“La Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, in tema di tutela dei diritti fondamentali afferma: bisogna guardare all’emergenza come a un sistema di scatole cinesi, dove il contenitore più piccolo, quello più chiuso e più lontano dalla visibilità della comunità esterna, è quello abitato dalle persone i cui diritti fondamentali sono maggiormente in pericolo e dove è forte il rischio di ulteriore discriminazione.  Fra le persone con disabilità ci sono altri soggetti vulnerabili che abitano questa “piccola scatola” nel cuore del problema: si tratta di coloro che sono ospitati nei contesti residenziali, istituti e ospedali psichiatrici. Per questo Dunja Mijatovi esorta gli Stati a non abbassare la guardia sui diritti fondamentali di queste persone, come invece è accaduto in taluni Paesi come, per esempio, il Regno Unito che non prevede più il doppio parere di un esperto per la collocazione di un soggetto con problemi psichiatrici in un’istituzione chiusa”.

Maurizio dalla Sardegna mi fa sapere speranzoso che ha letto di “poter accompagnare un suo familiare che, per la sua condizione di salute (fisica o psichica) o disabilità (cognitiva, intellettiva, relazionale) necessita di svolgere saltuariamente attività all’aria aperta”, così ha deciso di  chiedere alla struttura di portar fuori suo cugino per qualche passeggiata “fuori casa”. Risposta? “Anche il medico della struttura era d’accordo ma infine è rimasto dentro, recluso direi “.

Sento Jeanette al telefono mi da notizie di sua figlia Yaska, una giovane donna che attualmente risiede  in una Comunità che altri hanno scelto per lei, in Toscana.  Jeanette, amareggiata ma sempre propositiva, mi fa sapere che le restrizioni alla libertà di sua figlia “con o senza emergenza coronavirus” sono praticamente quasi le stesse.

Yaska” mi racconta Jeanette  “non può disporre del suo  cellulare e non ha diritto ad alcuna visita. Da un anno  non pratica alcuna attività sportiva e non le è permesso di uscire dalla struttura in autonomia. Prima della quarantena, riusciva ad uscire alcune volte al mese per qualche ora con un operatore, mai nel weekend”. Jeanette mi scrive e mi fa giustamente notare che stando così le cose,  i cittadini come Yaska, sotto cure psichiatriche, nella pratica, non possono godere neppure  dei diritti riservati anche ai nostri animali domestici. A tal proposito cita alcune normative  e una sentenza in cui si stabilisce che “il maltrattamento non sia da considerarsi solo in senso fisico, ma anche psichico, in quanto la legge vuole “tutelare gli animali quali esseri viventi capaci di percepire con dolore comportamenti non ispirati a simpatia, compassione ed umanità.”

Rossana dalla Puglia mi scrive per aggiornarmi sul suo amico Andrea, è preoccupata in quanto è tornato a casa dopo un ricovero di venti giorni in psichiatria, pare sia  “lasciato a se stesso” e sembra  si sia “scampato” la nomina urgente di un amministratore di sostegno,  “buon per lui” le dico… to be continued

Cristina 

 04  Aprile 2020

Per saperne di più

http://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/it/comunicati_stampa.page

http://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/it/dettaglio_contenuto.page?contentId=CNG8051&modelId=10021

Immagine: minifigura in plastilina “ Stati d’animo “ di Eric Loi  https://ericloiworks.com/

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