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Relazione del Garante Nazionale sulla visita in Molise a luglio 2018 : estratto sulle visite nei SPDC

Nel corso della visita sono state monitorate diverse tipologie di strutture riconducibili alla pluralità di ambiti
di intervento del mandato del Garante nazionale. In particolare, esse sono riconducibili all’ambito penale
(Istituti penitenziari, reparti di “Medicina protetta” nelle strutture ospedaliere, comunità terapeutiche con
persone in misure alternative alla detenzione), all’ambito della salute (Servizi psichiatrici di diagnosi e cura e
comunità residenziali chiuse per persone disabilità fisica o psichica), all’ambito delle Forze di Polizia (camere
di sicurezza della Polizia di Stato e dei Carabinieri).
Strutture visitate:
Casa circondariale di Campobasso
Casa circondariale di Larino<a
Casa circondariale di Isernia
Reparto di “Medicina protetta” presso l’ospedale Cardarelli di Campobasso
Comunità terapeutica per alcoldipendenti e tossicodipendenti della “Associazione RED-Risposta
Emarginazione Droga 7 novembre” di Montenero di Bisaccia
Cooperativa sociale “Nardacchione” di Casacalenda (CB)
Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’Ospedale San Timoteo di Termoli
Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’Ospedale “Antonio Cardarelli” di Campobasso.

3.AMBITO DELLA SALUTE (COMPETENZA DELLA REGIONE)
3.1. I Servizi psichiatrici di diagnosi e cura (Spdc)
Nel Dipartimento di salute mentale del Molise afferiscono i Servizi psichiatrici di Campobasso, Termoli e
Isernia. Si tratta di servizi ospedalieri dove vengono attuati trattamenti sanitari volontari e trattamenti
sanitari obbligatori in condizioni di ricovero. Pur essendo ubicati all’interno di strutture ospedaliere sono
parte integrante del Dipartimento di salute mentale di zona. La delegazione del Garante nazionale ha
visitato i primi due Spdc.
Il Garante nazionale ringrazia Angelo Malinconico e Ines Oricchio, che hanno accolto e assistito la delegazione
nel corso delle visite rispettivamente nel servizio di Termoli e quello di Campobasso, garantendo accesso ai
luoghi, ai colloqui riservati con le persone e alla documentazione. Le interviste con i responsabili di struttura
e la visita dei due luoghi nominati sono state fruttuose e segnate da collaborazione.
3.1.1 Informazioni generali
I Trattamenti sanitari obbligatori (Tso) in Molise, si realizzano solo in regime di degenza ospedaliera. Il Tso
può essere disposto anche da medici diversi da quelli operanti in Spdc. In altre parole, il procedimento è
disposto da autorità medica diversa, ma viene comunque eseguito in Spdc.
Preliminare all’esame delle specifiche situazioni è importante chiarire quale sia l’approccio del Garante
nazionale nel visitare tali servizi ospedalieri, sulla base del proprio mandato come Autorità di garanzia dei
diritti delle persone private della libertà personale. Gli indici di qualità che il Garante nazionale utilizza e in
base ai quali formula le proprie raccomandazioni seguono la linea dell’attenuazione dei rischi di indebite
privazioni o limitazioni della libertà personale, per le persone con disagio psichico o, in termini più generali,
con disabilità.
Ne consegue che la valutazione ai fini delle funzioni del Garante nazionale – così come definite dalla
normativa nazionale nonché dal suo essere stato designato come Meccanismo nazionale di prevenzione ai
sensi del Protocollo opzionale alla Convenzione Onu contro la tortura e altri trattamenti o pene crudeli,
inumani o degradanti– è impostata a cogliere: la durata delle permanenze, sia in Tso che in trattamento volontario; il livello di integrazione con i tessuti dipartimentali e con gli altri servizi di assistenza; i rapporti
con la non residenzialità; il rispetto del principio della consensualità e della negoziazione del piano
terapeutico ai sensi della legge 1 maggio 1978 n. 180; la diversificazione dell’orientamento post-ricovero; la
capacità architettonica e strutturale delle sedi e dei luoghi di offrire risposte terapeutiche non coartanti, né
stigmatizzanti; la facilitazione degli approcci “no restraint” e a “porte aperte”. Questi e altri indici evidenziano l’effettività della prevenzione delle privazioni occulte della libertà personale e limitano in ogni caso il ricorso ai trattamenti degradanti, nonché alla sottoposizione dei degenti a condizioni limitanti e compressive dell’autodeterminazione, tali da equivalere – secondo la giurisprudenza costituzionale – alla privazione della libertà personale.
In questo quadro, a parere del Garante nazionale, occorre sempre tenere presente che, indipendentemente
dalla professionalità e dall’abnegazione degli operatori, il servizio psichiatrico di diagnosi e cura rischia
sempre di essere teatro potenziale di limitazioni della libertà personale implicite e surrettizie.
3.1.2. Condizioni materiali, staff
I due Spdc di Campobasso e Termoli sono dotati rispettivamente di cinque e otto posti letto e ognuno dei
due ha inoltre un posto per pazienti in day hospital. Il giorno della visita tutti i posti erano occupati. Nello
specifico del servizio di Termoli, i pazienti erano in sovrannumero, con dieci persone ricoverate (cinque
uomini e cinque donne) su otto posti previsti. A tale proposito, gli operatori hanno riferito che, se necessario,
il servizio accetta anche qualche paziente oltre la capienza prevista.
Entrambi gli Spdc sono stati trovati in buone condizioni igieniche, ma scarsi dal punto di vista
dell’arredamento. Le camere sono dotate dei servizi ma non della doccia che è unica per tutti.
1. Considerando che in questa tipologia di servizi possono essere ricoverati pazienti di entrambi i sessi, il
Garante nazionale raccomanda che si intervenga al fine di realizzare docce separate per uomini e donne
in modo da evitare il rischio di violazioni della privacy della persona.
La tipologia degli spazi interni è sostanzialmente la stessa per entrambi i servizi: oltre le stanze, l’infermeria,
la stanza per i colloqui con i medici e i bagni, vi è un locale adibito a sala da pranzo, utilizzata anche per altre
attività.
Nel Servizio di Termoli vi è uno spazio esterno abbastanza grande, che si presenta però poco curato.
Inoltre, il Garante ha osservato che dall’esterno – cioè da zone di transito all’esterno – è possibile vedere le
camere, e i pazienti ricoverati.
2. Il Garante raccomanda che per il Servizio di Termoli siano individuati e realizzati accorgimenti in grado
di tutelare la privacy dei pazienti e auspica una maggiore cura dello spazio esterno, magari anche
attraverso l’attivazione di un progetto che coinvolga gli stessi pazienti nella cura del verde.
Nel Servizio di Campobasso la distribuzione degli spazi è molto più simile a quella di un reparto ordinario di
ospedale ed è sprovvisto di spazio esterno (dehors).
3. Il Garante nazionale, coerentemente a quanto riportato nella Relazione annuale al Parlamento 2019
(pp. 87-89)21 ricorda l’importanza della disponibilità di spazi all’aperto per gli ospiti di una struttura
dove ci si prende cura delle persone in particolare sottolinea che «I dehors dove si svolgono attività
psico-socio-riabilitative contribuiscono […] a instaurare all’interno della struttura un clima terapeutico,
accogliente, dove ci si prende cura delle persone, ma soprattutto un clima di protezione capace di
proiettare ‘fuori’ la persona, e di lasciarle la libertà, secondo il grado di autonomia, di partecipare veramente alla vita del mondo esterno». Raccomanda pertanto che sia realizzato uno spazio esterno
perle persone ospitate nel Servizio psichiatrico di diagnosi e cura di Campobasso.
Il Garante ha rilevato con perplessità che le regole e dell’organizzazione dell’Spdc di Campobasso, in base a
quanto riferito alla delegazione, richiamano quelle di un’istituzione di controllo a media intensità,
prevedendo:
a. Il divieto di disporre da parte dei pazienti di oggetti di valore;
b. Il divieto di disporre da parte dei pazienti oggetti suscettibili di lesione o autolesione;
c. la custodia delle chiavi armadietti dei degenti in capo agli infermieri, con foglio di inventario degli oggetti
lasciati in custodia con possibilità di accesso a tali armadietti da parte dei familiari previo consenso degli
interessati;
d. la limitazione dell’impiego telefono cellulare;
e. Il foglio di consenso alla terapia farmacologica (inserito in cartella clinica; in caso i pazienti non accettino
la terapia il trattamento diventa obbligatorio).
Al momento dell’ingresso, gli operatori prendono in consegna oltre a tutti gli oggetti che possano ledere la
persona, anche i documenti di identità, le eventuali bancomat, i soldi, le chiavi di casa. Sempre nel Servizio
di Campobasso, le regole interne sono affisse e visibili ai pazienti. Esse stabiliscono, tra l’altro, gli orari in cui è possibile usare il cellulare, (dalle 16:00 alle 17:00, ora che non coincide con gli orari di visita dei familiari) e fumare (una sigaretta ogni ora).
Il Garante nazionale apprezza l’attenzione a far conoscere le regole in maniera da dare certezze su cosa sia
permesso e cosa sia proibito nel rispetto dei diritti fondamentali di ogni persona che vive, seppur
temporaneamente in una struttura residenziale fondata proprio su un sistema di regole che scandisce la vita
quotidiana delle persone. Tuttavia
4. Il Garante nazionale raccomanda alla Direzione del Servizio di Campobasso di non disciplinare in
maniera troppo rigida e restrittiva la vita all’interno del Spdc, evitando limitazioni superflue e che
possano essere solo fonte di attrito tra i pazienti e il personale, ricordando che affinché non si configuri
una compressione delle libertà devono essere garantite, oltre alla conoscenza delle regole, anche le
ragioni delle proibizioni e una comunicazione che ne assicuri l’effettiva comprensione.
5. Il Garante nazionale raccomanda inoltre a tutte le Direzioni dei Reparti di accertarsi che al momento
dell’ingresso il personale infermieristico dia esauriente informazioni alla persona e a i suoi familiari i in
maniera comprensibile, esplicativa e accessibile anche agli stranieri, sulle regole che governano il
reparto, anche attraverso la diffusione di un atto che le definisca.
Nel Spdc di Termoli, i pazienti vengono informati al loro ingresso su cosa possono avere con sé all’interno del
Servizio. Non è chiara l’esistenza in questo Servizio di un regolamento definito e accessibile all’analisi anche
della delegazione del Garante nazionale, circa le regole di base della loro degenza, anche se in modo più
elastico di quanto verificato nell’altro Servizio visitato. La porta di accesso è tenuta costantemente chiusa; i
familiari possono visitare i propri congiunti dalle ore 10 alle 12 al mattino e dalle ore 18 alle 20 nel pomeriggio
e si intrattengono con loro in un ambiente sostanzialmente disadorno. Una volta al mese viene fatto il gruppo
multifamiliare.
Anche in questo caso, la delegazione ha osservato una complessiva degenza priva di effettivi stimoli e una
scarsa proposta di attività.
La delegazione ha osservato che gli operatori si riferiscono al servizio utilizzando sempre la parola “reparto” – (ma il nomen esatto sarebbe “Servizio”) termine che disvela un’idea di internamento che non corrisponde
esattamente alla finalità del servizio, atto – lo ricordiamo – a ricoverare per brevi periodi persone con disturbi
psichiatrici.
La logistica e la declinazione dei dispositivi, come le finestre chiuse senza maniglie, il controllo/sorveglianza
operata a vista, le porte semiaperte (in realtà tendenti al chiuso e chiuse quando ci sono i pazienti a rischio e
quando si consumano i pasti) e i rari programmi di visite domiciliari dopo la dimissione del paziente per
monitorare il suo rientro a casa sembrano confermare tale tendenza a considerare il paziente psichiatrico
non solo come un paziente senza possibilità di cura, ma anche come un paziente da confinare e non
reintegrare.
6. Il Garante nazionale raccomanda all’Amministrazione regionale responsabile di programmare
interventi formativi specifici per gli operatori dei Servizi psichiatrici di diagnosi e cura volti a far
diventare sapere comune e prassi operative e comunicative coerenti la finalità di recupero di ogni
possibilità di positiva e armonica autodeterminazione del paziente dopo la sua temporanea ospitalità
nella struttura, e a far abbandonare qualsiasi riferimento – sia esso linguistico o concettuale – all’idea
di internamento quale elemento segregativo dal contesto esterno e di negazione di ogni autonomia
decisionale.
3.1.3. Tipologia dei ricoveri
Nel Spdc di Campobasso, dall’inizio dell’anno 2018 e fino al momento della visita (23 luglio) i trattamenti
sanitari obbligatori erano in numero di 5, su una media di 150 ricoveri l’anno, su circa 130.000 abitanti di
bacino territoriale. Dei 5 utenti sottoposti a Tso più di recente, nessuno proveniva dal carcere, uno di essi era
stato condotto dai Carabinieri. Il loro complessivo ricovero era stato di sette giorni in tre casi, di 23 e 32
rispettivamente negli altri due casi. In alcuni casi il Tso era stato praticato a pazienti ricoverati su base
volontaria perché successivamente rifiutavano la terapia.
Al momento della visita i degenti erano tutti volontari (nessuno di essi era in Tso). Si trovavano ricoverati un
uomo e quattro donne. Per due di loro si trattava di rientri (persone dimesse e nuovamente ricoverate). Uno
di essi proveniva da fuori Regione e, nella specie, dal foggiano. I ricoveri avevano durata variabile: uno dei
cinque utenti presenti al momento della visita era ricoverato da circa un mese (alcune lunghe presenze erano
riportate nel complessivo Registro anche in periodi precedenti alla visita).
In questo Servizio psichiatrico diagnosi e cura è attivo un gruppo dialogico sull’impiego dei farmaci; tali
conversazioni includono gli utenti interessati ed è finalizzato a potenziarne la consapevolezza del disturbo e
la conoscenza dell’azione farmacologica. La prassi operativa prevede infatti la richiesta del consenso alla
terapia farmacologia, consenso legato alla conoscenza da parte del paziente del farmaco da assumere e dei
suoi principi attivi, effetti collaterali, effetti sulla produzione degli ormoni femminili.
Il trattamento sanitario obbligatorio è firmato da due medici di reparto. Sebbene in generale si punti sul
Centro di salute mentale per gestire la fase post-acuzie, in questo servizio non è prevista una
programmazione di visite domiciliari in fase di dimissione del paziente.
Il Garante auspica l’avvio di prassi operative in fase di dimissione a maggior tutela della salute del paziente.
Tali prassi dovrebbero prevedere una stretta collaborazione tra servizi territoriali e anche la presa in carico e
il monitoraggio del paziente dopo la dimissione, al fine di limitare il numero di reingressi in fase di acuzie della persona e una reiterata ospedalizzazione della stessa, favorendo le cure a domicilio.
Nella struttura di Termoli, secondo quanto riferito, si sono verificati dei casi di accertamenti sanitari
obbligatori (Aso), più frequenti che nel passato, mentre non risultato casi di Tso di persone provenienti dalla
Casa circondariale di Larino.
La delegazione ha esaminato nove casi di Tso nell’anno in corso, fino alla data della visita: in due casi la durata
era stata di cinque giorni, in tre di sette giorni, mentre nei rimasti quattro casi c’erano state alcune conferme,
In particolare, in un caso si era protratto per tre settimane e in altro – relativo a un paziente che era stato
trasferito già in trattamento obbligatorio, la permanenza in tale forma di trattamento si era protratta per un
mese. Complessivamente comunque il numero di casi era inferiore a quello registrato nella struttura di
Campobasso.
3.1.4. Contenzione biomeccanica e relative procedure
Più volte il Garante nazionale ha avuto modo di sottolineare nelle sue Relazioni al Parlamento o nei suoi
Rapporti sulle visite ai Servizi psichiatrici di diagnosi e cura l’assoluta non sovrapposizione del tema del
trattamento sanitario obbligatorio con quello della contenzione biomeccanica. Al contrario, sono state
riportate spesso esperienze di trattamenti obbligatori eseguiti senza far ricorso a strumenti contenitivi.
Tuttavia, è evidente che tale netta separazione dei due concetti non è sempre presente nel dibattito pubblico
e neppure nel colloquio con gli operatori dei Servizi visitati: non si percepisce a fondo l’intrinseco disvalore e
la potenziale dannosità di tali pratiche, che comunque rappresentano sempre un tratto di fallimento di altre
forme positive di effettivi percorsi terapeutici.
Le contenzioni, infatti, vengono praticate in condizioni di a-nomia e si procede poi a un inquadramento
giuridico disciplinare quantomeno dubbio. Il registro delle contenzioni ne mostra anche di lunga durata, su
pazienti in trattamento volontario – ciò è stato riscontrato anche nei Servizi visitati nella Regione Molise. La
contenzione è spesso correlata con questioni di carenza di personale, di esigenze di prevenzione
dell’autolesionismo che, pure, si profilano amplificate nella percezione comune. L’effettività di pratiche
contenitive è sganciata dalla extrema ratio e se si guarda alle diagnosi, può facilmente divenire una
scorciatoia per sostituire i trattamenti di maggior complessità.
In entrambi i Servizi visitati in Molise è stata praticata, nel corso dell’anno, la contenzione biomeccanica su
alcuni pazienti.
La disciplina che si ritiene di applicare in occasione della contenzione biomeccanica è, come spesso accade,
variegata ed incerta: facile è l’estendersi delle pratiche contenitive nel tempo, nella durata, nella frequenza;
altrettanto facile il loro essere presentate come pratica medica difensiva e di prevenzione della responsabilità
di gestione del caso clinico, con un frequente ricorso dialogico al primo comma dell’articolo 54 del codice
penale. Infine, anche nei colloqui avuti in questa occasione, evidente è il rischio che la contenzione si
configuri come punto di intersezione tra gestione sanitaria e neutralizzazione della pericolosità e
dell’instabilità. Quest’ultimo profilo snatura notevolmente la missione medica e ripropone schemi di
psichiatria coercitiva che devono essere superati nella prospettiva della tutela della salute mentale dei
singoli.
Nello specifico, del Servizio di diagnosi e cura di Campobasso il personale ha riferito alla delegazione che in
media durante l’anno vengono eseguite due contenzioni soprattutto nei casi di doppia diagnosi. Nella
maggior parte è stato riportato che si sia trattato di persone aventi una misura penale di privazione della
libertà. Si riporta – ritenendola implicitamente indicativa – la seguente proposizione emersa nel colloquio
con gli operatori: «Al cospetto di energumeni che vengono portati qui dal carcere, in tali casi abbiamo
provveduto alla contenzione». Inoltre, nel corso del colloquio, sempre nello stesso Servizio, gli operatori
hanno connesso il tema della contenzione alla carenza di personale: una carenza accentuata che renderebbe difficili le stesse operazioni di contenzione.
Gli operatori hanno fatto riferimento a un Protocollo inizialmente non meglio definito, il cui elemento chiave
sembra relativo al fatto che a fronte di contenzioni il personale dovrebbe essere incrementato. Nella prassi
di Campobasso in qualche modo si è tenuto conto del “quadro regionale” nel redigere il Protocollo che poi è
stato trasmesso alle Autorità regionali competenti. Esso è considerato «in chiave di rispondenza alle
raccomandazioni europee». Al suo invio è seguita la risposta regionale in termini di approvazione della
proposta di una équipe unica medica. Secondo il Protocollo, in caso di contenzione in corso sono previsti: nei
giorni feriali, due medici al mattino, uno al pomeriggio, uno reperibile per la notte; nei festivi, un medico nel
reparto al mattino, reperibile nel pomeriggio.
Il Garante nazionale ricorda che i Protocolli dei dipartimenti di salute mentale prevedono solitamente
l’intervento di almeno quattro operatori (uno per ogni arto) e nei casi più complessi di cinque operatori. Le
raccomandazioni della società italiana di psichiatria del 21 febbraio 2009 prevedono inoltre che: «in ogni
reparto siano garantite condizioni logistiche e di organico e siano o disponibili specifici Protocolli e formazione, perché la gestione della crisi possa essere resa sempre il meno possibile traumatica e inquietante tanto per i pazienti che per il personale».
Dalla descrizione dei dati di medio corso emergenti dalla visita e dal colloquio con gli operatori del Servizio
psichiatrico di diagnosi e cura di Campobasso si rileva quanto segue:
a. il tasso di saturazione dei cinque posti del Servizio è in media del 90 per cento;
b. gli operatori ipotizzano presunte «tendenze antropologiche della popolazione molisana al ricovero»,
ritenuto più rassicurante dei servizi a impatto minore;
c. sono rari i casi di denegato consenso al trattamento.
Parallelamente, relativamente al rapporto con gli Istituti penitenziari, gli operatori hanno riportato che
l’afflusso dominante è quasi esclusivo dall’Istituto di Larino e che il rapporto servizi salute mentale/ istituto
penitenziario è fondato su due visite a settimana (visite dei medici del Dipartimento di salute mentale. In
generale, la presenza del servizio psichiatrico negli Istituti di detenzione annaspa, tanto da rendere
problematica la valutazione psichiatrica all’ingresso in istituto.
Diverse sono le cartelle consultate dalla delegazione nei due Servizi visitati, a Campobasso e a Termoli.
Dall’esame dei Registri sono risultati casi di contenzione di lunga durata e controlli del personale effettuati
dopo consistenti lassi di tempo contrariamente a quanto in genere previsto dai protocolli sulla contenzione.
In particolare dal “Registro di contenzione”, emergono contenimenti biomeccanici prolungati per oltre dodici
ore, per periodi di otto o nove giorni. Ciò in almeno due casi recenti (anno in corso). La contenzione si protrae
in tempo notturno; è eseguita su persone in trattamento sanitario volontario.
In particolare, la rimozione della contenzione, protrattasi in un caso registratoni per dieci giorni (10 marzo
2018 ore 13.00 – 21 marzo 2018 ore 10.00), ha coinciso con la dimissione; lo stesso giorno 21.
I controlli (come imposti dal citato Protocollo) si dilatano nel tempo. L’esecuzione si realizza, talvolta in un
luogo separato dal servizio psichiatrico di diagnosi e cura, pur nella medesima struttura architettonica.
In un altro caso, per esempio, la delegazione ha esaminato la registrazione della contenzione per dieci giorni
(dal 28 settembre ore 10.45 all’8 ottobre ore 14.15)26, Dall’esame dei controlli sulle sue condizioni psicofisiche durante la contenzione (che consentiva movimenti di flussotensione) è risultato che in alcuni casi lo spazio temporale tra due controlli successivi, nel periodo notturno, è stato di 12 o anche 13 ore, contrariamente a ogni previsione protocollare e che nei giorni successivi i controlli si sono fatti ancora più radi.
7. Il Garante nazionale stigmatizza tale modalità e raccomanda che ogni procedura di contenzione segua
una procedura rigorosa sia in termini di attuazione che di recupero della dimensione dialogica con il
paziente e che non sia mai attuata dal solo personale infermieristico, nonostante la previsione
dell’articolo 35 del Codice deontologico dell’infermiere che ne consente l’attuazione al solo infermiere,
seppure in caso di urgenza indifferibile.
Rispetto alla contenzione nel Spdc di Termoli – che attua un Protocollo diverso da quello di Campobasso – la
delegazione ha rilevato che nel 2018 sono state registrati cinque casi di contenzioni. Dall’analisi dei registri
risultavano due di essi della durata di circa 20 ore che però non sono risultate coincidenti con le informazioni
riportate nelle cartelle cliniche dei pazienti. È risultato, quindi, evidente come i registri fossero stati compilati in maniera complessivamente sommaria, omettendo gli orari di de-contenzione e in ciò non rispettando la
circolare del Dipartimento salute mentale di Termoli del 21 marzo 2017 che nella parte relativa agli «Obblighi
del medico» prevede il dovere di segnalare l’ora di revoca della contenzione e di firmare il registro delle
contenzioni relativamente alla revoca del provvedimento.
8. Il Garante nazionale raccomanda la compilazione precisa, sistematica e accurata dei registri della
contenzione in modo che siano riportate tutte le contenzioni effettuate nell’anno con i nominativi dei
pazienti, la data, l’ora di inizio e di fine della contenzione e gli orari in cui il paziente viene sottoposto a
controllo sanitario. Il Garante ricorda che i registri, oltre a garantire la trasparenza delle attività svolte,
sono anche strumenti fondamentali a tutela del personale nel caso di riscontri di carattere
amministrativo o penale.
Riguardo alla contenzione nel Spdc di Termoli, inoltre, la delegazione ha verificato che le fasce contenitive –
in cuoio – in dotazione erano di vecchia generazione: una fascia contenitiva per bloccare i piedi lasciava uno
spazio tra un piede e l’altro eccessivamente ridotto e che quindi comportava inevitabilmente difficoltà
nell’espletamento dei propri bisogni fisiologici.
9. Il Garante nazionale, pur ribadendo la propria perplessità sul ricorso alla contenzione bio-meccanica,
raccomanda che qualora in taluni casi, limitati in numero e in durata, si faccia ricorso a essa, i presidi
medici utilizzati siano adeguati a omologazioni riconosciute e definite e non siano mai strumenti il cui
disegno e il cui materiale di realizzazione siano tali da produrre un incongruo supplemento di sofferenza alla persona, configurandosi altrimenti di per sé in violazione del rispetto della persona e della sua
integrità fisica e psichica.
Dalla una panoramica generale, fatta alla delegazione del Garante nazionale durante la visita alle strutture
psichiatriche territoriali del Molise, emerge che in questa regione si conterebbe in 14 strutture residenziali
per malattie psichiatriche. ciascuna di 15 posti).
Da un’analisi di spettro generale, è lecito dedurre la presenza di una neo-manicomialità diffusa. Infatti, nel
2004 c’era ancora un solo Centro di salute mentale attivo, a Termoli, di piccole dimensioni e con quattro
medici; nel 2012, quando si apportarono significative modifiche e l’accreditamento da provvisorio divenne
definitivo, si vararono 13 strutture con dieci posti ognuna; si istituì inoltre un nuovo Csm. Nell’aprile 2018
tutte le strutture sono state riconvertite con «diminuzione di numero di posti letto (meno di trenta posti)».
È stato riferito alla delegazione che si tratta di strutture sostenute dal privato sociale, per garantire la
continuità dei trattamenti. Accade però che il sessanta per cento dei costi di trattamento pesi su quelli di tipo
residenziale.
«Il medico del SS.NN. vi si reca almeno una volta a settimana, ogni due settimane, ogni mese – è quanto
detto alla delegazione del Garante – a seconda del regime e dell’intensità dell’esigenza sanitaria». I dati forniti
appaiono comunque frammentati, specie quelli relativi allo sviluppo storico della residenzialità.

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