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Crimini Istituzionali

Riflessioni di Andrea Michelazzi, psichiatra triestino

E’ difficile esprimere lo sdegno per ciò che sembra essere accaduto a Bergamo. Dico sembra perché non abbiamo ancora notizie certissime. Anche se tutto fa pensare che una ragazza di 19 anni sia morta bruciata viva legata ad un letto di un reparto psichiatrico.
Ecco, se fosse vero tutto ciò dico che non ci sono scusanti né attenuanti .
Non è concepibile legare al letto una ragazza di 19 anni che ha un disagio per cui si è chiamati a prendersene cura. Anche se avesse manifestato il desiderio di uccidersi, o fosse completamente destrutturata per uno scompenso psichico o aggressiva in quanto molto arrabbiata.
Ma non lo sapremo mai. Non lo sapremo mai perché gli stessi che magari la hanno legata sono gli stessi che saranno chiamati a dire perché lo hanno fatto. E si difenderanno dietro la necessità: lo hanno fatto perché altrimenti sia sarebbe uccisa. Oppure si sarebbe fatta del male, o avrebbe fatto del male, o sarebbe scappata..( e magari poi sarebbe scattata l’omissione di soccorso..) . Non avevano mezzi e persone per comportarsi diversamente.
Chi li contesterà ?

Bene io dico che non ci sono scusanti. Se non hai mezzi non ti assumi la responsabilità. Non leghi le persone ad un letto. Non è una terapia: se una persona ha manifestato idee suicide 

o anche fatto un tentativo di suicidio, quando vuoi prendertene cura ci stai assieme, ci parli, la coinvolgi nella terapia, coinvolgi altre persone. Non metti camicie di forza, non la leghi, non la metti in isolamento. Era in trattamento sanitario obbligatorio? Se così non fosse è ancora più grave. E’ stato rispettato il suo consenso alle cure?
Ma chi potrà contestare? La psichiatria legittima se stessa e le sue pratiche. Nessuno può vigilare sul suo operato . Nessun osservatore esterno è ammesso. Qualsiasi decisione viene presa è pronta una giustificazione che la auto-legittima. Ed è sempre la psichiatria che valuta e giudica (con i suoi strumenti di valutazione ed il suo sapere) le caratteristiche del disagio, le capacità delle persone a dare un consenso alle cure. E’ sempre la psichiatria a valutare il rischio di comportamenti potenzialmente più gravi delle pratiche e delle terapie che impone. E’ sempre la psichiatria che giudica, diagnostica, fa la prognosi. E nessuno, dico nessuno, può “mettere il naso” , non sono ammesse ingerenze, sempre per il bene del paziente. E il bene del paziente è sempre e comunque definito e costruito dalla psichiatria stessa.
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